Archivio

Archivio Novembre 2006

29 novembre 2006

29 Novembre 2006 7 commenti


Oggi, 29 novembre, c?è stato lo stesso sole di quando te ne sei andato, quattro mesi fa. Faceva caldo, sembrava estate.

Anche le lacrime sono le stesse. Bruciano, e non sembrano diminuire.

Il mio cuore, non è più lo stesso. E? in frantumi, in mille piccoli pezzi appuntiti che mi feriscono ogni volta che penso a te.

Sono furiosa, perché la nostalgia e il vuoto che hai lasciato è sempre più grande e mi fa soffrire. E? un crescendo di dolore che pare non aver mai fine.

La tua scomparsa mi fa disprezzare questa vita insignificante che già non stimavo granché.

Se non ci fosse il passato, non potrei sopportare questo presente. Non immagino il futuro senza di te, non immagino il Natale, la Pasqua o qualsiasi altra festa, senza di TE.

Ditemi come si fa a sopravvivere alla malinconia al dispiacere al rimpianto.

Una sera di quattro mesi fa eravamo insieme. Stasera sono sola.

Buonanotte papà.

Categorie:Argomenti vari

Dieci minuti d’evasione…

27 Novembre 2006 1 commento

 

Vi regalo dieci minuti d’evasione con uno dei miei racconti. Nel 2006 ha partecipato a un concorso letterario il cui tema era il trasporto pubblico nella città di Palermo, classificandosi fra i dieci finalisti.

Buona lettura!

LA CITTÀ CHE NON C’È

Mi sono trasferita da pochi mesi in una città straordinaria, Palermo. Prima abitavo a Milano e non tolleravo gli innumerevoli problemi di una città del nord, dal traffico, allo smog, alla sporcizia, ai ritardi dei mezzi pubblici, all’alto grado di disoccupazione che ormai sfiorava il 40%.

La rinascita di Palermo era sulla bocca di tutti e le aziende del nord avevano ripreso ad investire. Le statistiche confermavano il trend positivo che da diversi anni stupiva l’Europa con i suoi numeri: disoccupazione al 3%, qualità della vita altissima, traffico automobilistico ridotto al minimo (perché la gente preferiva viaggiare con i mezzi pubblici per recarsi al lavoro), assenza di smog e d’inquinamento acustico.

Tutti i servizi funzionavano a meraviglia grazie anche alla collaborazione degli abitanti, che giustamente erano orgogliosi di essere riusciti a risolvere gli annosi problemi che anni addietro avevano reso Palermo invivibile. Le rapine si potevano definire ‘eventi sporadici’ e il quotidiano locale in mancanza di notizie da pubblicare in cronaca nera, dedicava la maggior parte delle sue pagine all’arte, alla letteratura, agli spettacoli e alla vita notturna. Così un giorno decisi di compiere il grande passo…

L’aereo atterrò a Palermo in perfetto orario e ritirati i bagagli, salii a bordo del bus che mi portò a Piazza Politeama. Raggiunsi a piedi l’hotel che avevo prenotato e nei giorni seguenti mi diedi da fare per trovare un appartamento arredato.

Grazie agli annunci economici del giornale, trovai velocemente anche un lavoro. Nel mio tempo libero, andavo a passeggio, la città era uno spettacolo, con i suoi monumenti in perfetto stato di conservazione, i palazzi antichi, i muri ripuliti da scritte e graffiti.

Le piazze sembravano un teatro a cielo aperto, dalla Statua al Politeama, dal Massimo alla Stazione Centrale, con panchine sparse ovunque. Il verde era davvero lussureggiante: palme altissime svettavano su per il cielo azzurro, ficus, oleandri, platani si slanciavano ai bordi delle strade, sui muretti, cascate di gelsomini emanavano la loro deliziosa fragranza. E la sera profumava di zagare… Che emozione vivere a Palermo!

Il fatto più stupefacente era la pulizia di strade e marciapiedi. Non avevo mai visto sacchetti d’immondizie abbandonati in strada; i palermitani prestavano attenzione nel depositare i rifiuti all’interno dei cassonetti agli orari indicati.

Anche dal punto di vista stradale, Palermo era straordinaria: la circolazione si presentava fluida, anche perché grazie al clima mite la maggior parte delle persone preferiva andare in bicicletta; raramente si vedevano motorini. Pochi i vigili, considerata l’esiguità degli automobilisti da multare. Le auto stavano parcheggiate ordinatamente all’interno delle strisce, la doppia fila era sconosciuta e il clacson usato con parsimonia. Poche le sirene delle ambulanze o della polizia, gli incidenti si verificavano raramente.

Da ragazzina avevo girato l’Europa in pullman e quando in primavera giunsi a Palermo, la scoperta del capoluogo era avvenuta in parte a piedi e in parte viaggiando in autobus. Da sempre, quando arrivavo in una nuova città, per prima cosa mi procuravo uno stradario e le informazioni sui mezzi pubblici. Acquistai subito un abbonamento per viaggiare senza limitazioni e approfondire la conoscenza della città. Una cosa che mi colpì fu la mancanza di controllori. L’autista sorridendo mi assicurò che la figura del controllore era diventata inutile, visto che la gente saliva a bordo sempre in possesso del biglietto o dell’abbonamento. Il posto di lavoro si trovava distante da casa mia… particolare irrilevante, poiché gli autobus giungevano alla fermata negli orari indicati sulle tabelle, se non con qualche minuto di anticipo ed io non mi ero mai presentata in ritardo in ufficio. Incredibilmente riuscivo a gestire affari e vita privata utilizzando i mezzi pubblici anche la sera, perché una donna sola a Palermo, non correva pericoli.

Il sabato e la domenica ero libera e mi divertivo a scoprire i dintorni della città, spingendomi fino a Mondello, Sferracavallo, Baida, Monreale. Armata di fotocamera, scattavo foto su foto: cattedrali, musei e monumenti, studiati anni prima sui libri di storia dell’arte finalmente visti da vicino! Mi piaceva parlare con la gente del posto e scoprivo una tale carica di umanità impensabile altrove. Più vivevo a Palermo, più consideravo che il grado di civiltà dei suoi abitanti fosse talmente elevato da fare invidia. La decisione presa in un momento di crisi esistenziale mi aveva cambiato la vita e il mio sogno era diventato realtà grazie a quello che era stato giudicato un colpo di testa di cui mi sarei pentita.  

“Sveglia dormigliona! Devi andare al lavoro!”  

Svegliarmi? Ma allora era tutto un sogno? Nooo… era così bello vivere in una Palermo trasformata come per magia! La voce di mia madre mi riportò bruscamente alla realtà. Anche oggi mi aspettava una giornata stressante: per svolgere otto ore di lavoro avrei dovuto guidare per almeno tre, immersa nello smog, nel traffico e nei rumori, in mezzo ad automobilisti maleducati, con i motorini che facevano lo slalom fra un’auto e un bus… sarei sopravvissuta sognando una città che non c’è!  

© 2006 Mirella Puccio - Tutti i diritti riservati 

Oggi sono passata a trovarti…

16 Novembre 2006 5 commenti


Oggi sono passata a trovarti. Qualcuno sostiene che non serve a nulla o meglio, serve più a chi rimane, che a chi se n?è andato. Sarà. Il fatto è che da quando non ci sei più, la nostalgia riempie i miei giorni, non riesco a rassegnarmi alla tua assenza.

L?autobus lascia la città e s?inoltra verso la periferia, oltrepassa la piazzetta del porticciolo turistico, poi il Grand Hotel, infine il lungo viale interrotto qua e là dai rivenditori di fiori. Finalmente eccomi arrivata a destinazione. Scendo dall?autobus e acquisto due mazzi di fiori. Attraverso i cancelli della tua nuova casa, sotto un sole quasi estivo e in pochi minuti sono da te. E? diverso venirti a trovare qui, vorrei avere più fede per sentire meno dolore, davanti alla tua foto. Spero che un giorno affronterò i nostri incontri con più serenità.

Anche adesso che scrivo e affido le mie parole ad occhi sconosciuti, sto piangendo. E? difficile ragionare, quando ci sono di mezzo i sentimenti.

Tutte le volte che vengo a trovarti da sola, mi sento libera di dar sfogo a quest?immensa tristezza che mi attanaglia il cuore. Non sono certa che tu mi veda, ma se così fosse, penso che diresti agli altri lassù:

-Vedete? Quella è mia figlia, una gran rompiscatole, però è in gamba, non conosce ostacoli, anche adesso che non ha più la macchina, prende 4 autobus per venire a trovarmi?
Lei mi accompagnava sempre in ospedale e mi raccomandava ai medici e agli infermieri?
Lei litigava con tutti per farmi curare come si deve e una volta ha scritto pure alla sua rivista preferita per sputtanare il sistema sanitario?
Lei aveva trovato un nuovo ospedale a Milano e una mattina siamo partiti in aereo, però non abbiamo concluso niente?
Lei non si arrendeva mai, trovava sempre nuove cure, perché non sopportava che io potessi soffrire?
Lei un sabato pomeriggio è venuta a portarmi il gelato alla fragola che mi piaceva tanto, ne ho assaggiato due cucchiaini appena, me li sono gustati bene perché sapevo che dopo non ne avrei mangiato mai più?
Lei mi ha fatto l?ultima puntura e mi ha stretto le mani fino all?ultimo?
Io ero tanto stanco e dovevo proprio andar via, ma non sapevo come dirglielo, non potevo muovermi né parlare, ero semiaddormentato e non riuscivo a respirare neanche con la bombola dell?ossigeno. Così ho pensato di piangere, anche perché mi dispiaceva lasciarla, si era tanto prodigata per guarirmi, ma ero veramente in ritardo al mio appuntamento?
Lei che è tanto intelligente ha capito e mi ha chiamato, gridando forte, ma era troppo tardi,io mi ero già avviato, lasciando le mie donne da sole?-

Mi pare quasi di vederti lassù, ridere e scherzare con i tuoi nuovi amici, è così facile apprezzarti e volerti bene!

Quanto mi manca la tua risata, il tuo sguardo affettuoso, il tuo bacio e il tuo incoraggiamento? ricordo che quando la sera andavo via mi dicevi sempre, con un mezzo sorriso e un po? di malinconia ?Che il Signore ti aiuti? perché tutto andava storto nel lavoro? Ma la cosa più storta è stata non riuscire a farti vivere ancora un po?. Il ricordo di te mi accompagnerà SEMPRE.

Ci vediamo la prossima settimana, papà. E mi raccomando, non ti preoccupare per me.

Categorie:Argomenti vari

Vota e fai votare! La mia esclusiva campagna elettorale

13 Novembre 2006 2 commenti


Sto partecipando ad un concorso media-letterario “Dalla pagina allo schermo” indetto dal Festival della Creatività, in collaborazione con Toscana Film Commission.

Il Festival della Creatività si tiene a Firenze, nella Fortezza da Basso, dal 30 novembre al 3 dicembre. E’ un gran contenitore di manifestazioni che hanno in comune la creatività e l’innovazione. Cliccando sul sito http://www.festivaldellacreativita.it/ potrete leggere tutti i dettagli del ricchissimo programma e del concorso. Invidio molto chi abita a Firenze, manco a dirlo!

Si tratta di un concorso molto particolare, in quanto il bando richiedeva d’imbastire una storia partendo dall’incipit scritto per l’occasione da Edoardo Nesi, scrittore e regista. La storia, ambientata al Polimoda di Firenze, istituto internazionale di moda, design e marketing, vede protagonista, oltre alla moda e alla creatività, una donna che non esiste, Francesca. Il racconto primo classificato, scelto fra i primi dieci da una giuria presieduta da Nesi, ispirerà la puntata pilota di una fiction TV, ambientata nella scuola suddetta. Il premio è la trasformazione del racconto in una sceneggiatura e l?autore seguirà tutte le fasi necessarie per tradurre in immagini le parole, compreso il casting e il set.

Ai primi dieci selezionati secondo i voti dei lettori on line, sarà dedicata una sezione speciale pubblicata sul portale www.intoscana.it e su http://www.festivaldellacreativita.it/ dal 30 novembre per un anno. Inoltre, fatto non trascurabile, i racconti finalisti faranno parte dell’archivio di Toscana Film Commission (www.toscanafilmcommission.it) come eventuali soggetti cinematografici.

Con queste premesse e 25.000 battute a disposizione, spazi inclusi, in meno di un mese ho scritto il mio racconto e molto speranzosa il 30 ottobre l’ho inviato a Firenze. Pochi giorni dopo era on line e così sto facendo girare la voce fra amici e conoscenti poiché devo ottenere un buon punteggio per entrare nella rosa dei primi 10, dai quali il 3 dicembre 2006 alle ore 18.00, sarà proclamato il vincitore.

Il mio racconto è visibile on line sul sito http://www.festivaldellacreativita.it/racconti.asp Cliccate sul mio nome e cognome e si aprirà la pagina relativa. Vi consiglio di leggere l’incipit, l’inizio scritto da Nesi, per comprendere meglio l’intreccio del racconto. Se volete stamparlo, cliccate sulla dicitura Versione stampabile. Potete votarmi entro il 30 novembre, tramite l’apposita scheda di votazione che si trova alla fine del racconto. Inserite il vostro nome, cognome, e-mail e selezionate un voto da 1 a 10… beh, spero che mi darete un bel 10!

Votatemi!!!

(Nella foto scattata a Firenze l’anno scorso, un particolare della torre di Palazzo Vecchio.)

La Meglio Gioventù: gli Angeli del Fango

2 Novembre 2006 1 commento

Avrei voluto essere anch’io un "Angelo del Fango"

Prosegui la lettura…

Categorie:Argomenti vari