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Archivio Gennaio 2007

Una, nessuna e centomila (porte)

28 Gennaio 2007 1 commento


Oggi desidero raccontarvi un aneddoto che ho letto tempo fa su un giornale, riguardante il famoso scrittore e drammaturgo siciliano, Luigi Pirandello (1867-1936).

Nel 1934 fu invitato a Stoccolma per ritirare il premio Nobel, ma a causa di un piccolo incidente dal sapore tipicamente pirandelliano (scusate il gioco di parole), rischiò di non essere presente alla solenne cerimonia.

Il pomeriggio del 10 dicembre Pirandello giunse al palazzo dei Concerti di Stoccolma, sede dell?evento, accompagnato da un diplomatico italiano; arrivati davanti all?ingresso destinato al pubblico si separarono, poiché i premiandi avevano un ingresso riservato.

Nel palazzo, dove tuttora si svolge la cerimonia, vi erano lunghi corridoi e tante porte? non c?era anima viva a cui chiedere informazioni? Pirandello ne aprì e ne chiuse tante, una, nessuna e centomila, del palcoscenico non c?era ombra. Finché intravide un uomo alto e molto elegante al quale raccontò di trovarsi lì per ritirare il Nobel, ma si era perso? L?uomo si offrì d?accompagnarlo, anche perché andava nella sua stessa direzione. Arrivati davanti alla porta giusta, gliela indicò e lo scrittore con evidente gratitudine, aprendola gli cedette il passo. L?uomo sorridendo affermò che non poteva, doveva essere l?ultimo ad entrare e dopo di lui nessuno? era il protocollo? nessuno poteva entrare dopo il re di Svezia?

L?uomo, altri non era, che Gustavo V, re di Svezia.

Poco dopo consegnò il Premio Nobel nelle mani del nostro Pirandello, che aveva rischiato di perdersi a pochi passi dal palcoscenico!

nella foto: la Sala Blu del Municipio di Stoccolma, dove tutti gli anni oltre 1300 persone partecipano al prestigioso ?Banchetto Nobel?, la cena che segue alla premiazione.

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Ma tu non c’eri

7 Gennaio 2007 14 commenti


Qualcuno afferma con sollievo che finalmente le feste sono finite. Qualcun altro si è offeso a morte perché non gli ho augurato Buon Natale. Alcuni infine si domandano dove sia finita per le feste.

QUALI FESTE?

A me non risulta che ci siano mai state.

Quest?anno gli scatoloni con gli addobbi natalizi sono rimasti ben chiusi nel ripostiglio perché non c?era nulla da festeggiare. Non c?era un albero da preparare, non c?erano regali da acquistare, non c?erano bigliettini da scrivere. C?era solo una ricorrenza religiosa, il 25 dicembre. E BASTA.

Tu non c?eri, caro papà. IL PRIMO NATALE SENZA DI TE. Non c?era la tua risata, non c?erano le tue battute, i tuoi scherzi? il tuo sguardo felice e incuriosito mentre aprivi i regali, accatastati ai piedi dell?albero. Ogni anno era un rito, facevamo di tutto affinché i pacchetti fossero numerosi e colorati, difficili da aprire, per accrescere la curiosità? profumi, sciarpe, pullover, camicie? e poi una bella tavola apparecchiata, tante luci, musica e spensieratezza.

Tuttora cerco di evitare il reparto maschile di quel famoso grande magazzino dove spesso sceglievo i regali per te perché mi si stringe il cuore e le lacrime escono per conto proprio, incuranti della gente. Vorrei gridare che io non ho più nessun padre a cui comprare la camicia all?ultima moda o il dopobarba speciale e che odio quel reparto, fosse per me, potrebbero anche chiuderlo?

Papà, eri una persona speciale e rendevi speciali le persone che ti circondavano. Era facile apprezzarti e volerti bene ed è così difficile andare avanti senza te. Ora che non ci sei più, io e la mamma ci sentiamo così sole e inutili. Ci manchi da morire e non riusciamo a trattenere le lacrime quando parliamo di te, anche se sono passati cinque mesi dalla tua scomparsa.

Mi ricordo che riempivi la stanza con la tua presenza, anche se non parlavi. Riempivi le nostre vite anche quando stavi male, perché ci bastava che tu esistessi. Il nostro amore pretendeva di averti fra noi per sempre, ma non siamo state in grado di trattenerti. So fare tante cose, ma non ero preparata per i miracoli, perché tu di questo avevi bisogno, DI UN MIRACOLO.

Mi piace pensare che ogni tanto tu apra la tua finestra da Lassù e ci veda insieme? allora immagino che un sorriso increspi le tue labbra e indicandoci ai tuoi nuovi amici tu dica: -Guardate le mie donne, quella è mia figlia Mirella, la grande, e l?altra è mia moglie, Iole? si chiama Iolanda ma io la chiamavo Iole. Siamo stati sposati per 50 anni? un bel matrimonio! Ho altre due figlie e un nipotino in Svezia? Mi mancano molto, ma era scaduto il mio tempo e ho dovuto lasciarli, con tanto rammarico e tanta pena-.

Spero che il tuo nuovo mondo sia privo di affanni e sofferenze, e che Lassù tu abbia trovato quella pace che noi abbiamo smarrito e che ritroveremo quando il Signore deciderà che è arrivato il momento di ricongiungerci. Forse i nostri pensieri sono troppo annebbiati dal dolore per ragionare con lucidità, ma la nostalgia di te riempie il cuore e la mente e non lascia spazio alla serenità.

Papà, senza di te noi non saremo più felici.

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