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La sopravvivenza è una grande motivazione

4 Giugno 2007

Oriana da bimba

Quel mattino del ’44, la piccola arrancava per i vicoli di Ognissanti in sella alla vecchia bici rimediata dal padre. Le treccine al vento e le ali ai piedi, pedalava rischiando la vita sotto gli spari dei cecchini per trasportare munizioni da una parte all’altra dell’Arno. Attraversava il fiume nel punto di secca, dato che i tedeschi avevano distrutto i ponti sfrecciando da una riva all’altra. Si era unita al movimento clandestino di resistenza diventando un membro del corpo dei volontari per la libertà contro il nazismo nei giorni della Liberazione di Firenze (11-13 agosto 1944). Aveva iniziato a collaborare con i partigiani a soli 10 anni, coinvolta dal padre Edoardo, attivo antifascista, catturato e torturato dai tedeschi, per la sua attività clandestina di opposizione al regime.

Oriana, questo il nome della bimba, inizialmente si occupò di distribuire giornali antifascisti, ma quando durante la seconda guerra mondiale Firenze fu occupata dalle truppe naziste, il suo ruolo divenne di staffetta partigiana nelle formazioni di Giustizia e Libertà. Ciò la inorgoglì tantissimo. L’Esercito italiano le assegnò un riconoscimento d’ onore per il suo attivismo. Aveva solo 14 anni. Terminato il conflitto decise di dedicarsi alla scrittura in modo costruttivo e iniziò la sua carriera nel giornalismo come cronista, a 16 anni. Non completò gli studi in medicina, per diventare una stella di prima grandezza nel panorama giornalistico e letterario internazionale di tutti i tempi.

Oriana Fallaci«La prima volta che sedetti alla macchina da scrivere, mi innamorai delle parole che emergevano come gocce, una alla volta, e rimanevano sul foglio… ogni goccia diventava qualcosa che se detta sarebbe scivolata via, ma sulle pagine quelle parole diventavano tangibili». (una dichiarazione di Oriana).

Si dice che gli avvenimenti di cui fu protagonista nel corso della sua adolescenza, irrobustirono la sua celebre tempra, producendo gli eccezionali risultati di cui siamo stati privilegiati testimoni leggendo i suoi articoli, i reportage e i libri.

«Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre» (tratto da ”La rabbia e l’orgoglio”).

Nel 1968 a Città del Messico nel corso di una manifestazione di protesta alla vigilia dei Giochi Olimpici, rimase ferita. Morirono centinaia di giovani, anche Oriana fu creduta morta e portata in obitorio insieme agli altri. Un prete si accorse che era ancora viva. Non era ancora giunto il suo momento, l’Alieno (come definì il cancro ai polmoni) l’avrebbe portata via molti anni dopo.

Fu la prima donna in Italia a recarsi al fronte in qualità di inviata speciale, vivendo in prima persona i drammi delle guerre più cruente in Vietnam, India e Pakistan, Sud America e Medio Oriente. Con cognizione di causa definì la guerra “una sanguinosa follia”.

Oriana Fallaci

Un giorno qualcuno le chiese quali circostanze fossero state rilevanti per la sua carriera. Lei rispose così: «Prima di tutto, appartenere ad una famiglia liberale e impegnata politicamente, poi, il fatto di aver vissuto durante l’infanzia i giorni eroici della Resistenza italiana attraverso mio padre che ne era leader, infine, essere fiorentina. In sostanza, è il frutto di una certa civiltà e cultura. Comunque, forse l’elemento più motivante è il fatto di essere nata donna e povera. Quando sei una donna, devi combattere di più. Di conseguenza, devi vedere di più e pensare di più ed essere più creativa. Lo stesso quando nasci povero. La sopravvivenza è una grande motivazione…»

Oriana Fallaci riposa nel cimitero degli Allori, alle porte di Firenze, nella tomba di famiglia accanto ad un ceppo commemorativo di Alekos Panagulis. Insieme a lui condivise tre anni felici della sua vita. Ha portato con sé per il suo ultimo viaggio una copia del Corriere della Sera, tre rose gialle e un Fiorino d’Oro (premio che non le fu mai assegnato), donatole dal grande amico Zeffirelli. Era da tanto che desideravo scrivere un articolo dedicato a Oriana e non amando le commemorazioni, ho atteso che si spegnessero gli echi e la facile retorica sulla sua scomparsa. Con i suoi libri ha venduto oltre 20 milioni di copie in tutto il mondo; questo numero è destinato a salire costantemente, poiché a tutt’oggi non c’è ancora nessuno in grado di scrivere come LEI, con coraggio, coerenza e professionalità e soprattutto senza PADRONI.

In memoria

Nella seconda foto: un’Oriana poco più che trentenne in redazione.

©2007 Mirella Puccio – Tutti i diritti riservati

(Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2014)

  1. picciosa77
    4 Giugno 2007 a 23:31 | #1

    “Se” un giorno ti pubblicheranno? Io dico…”quando” un giorno ti pubblicheranno…sarò molto felice di leggerti!!!

  2. MjB
    4 Giugno 2007 a 22:17 | #2

    Una donna con i coglioni.
    Non c’è altro da aggiungere.

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