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Archivio Aprile 2010

DENTRO LA STORIA: nomi e cognomi dei personaggi

23 Aprile 2010 2 commenti

 

Siamo giunti al quarto appuntamento dedicato alla scrittura creativa. Posto che abbiamo superato la sindrome del foglio bianco, non blocchiamoci con la scelta dei NOMI dei personaggi, perché non sempre nascono contestualmente alla trama. Sceglierli è difficile, dietro ogni nome ci sarà una vicenda,  quindi se non è adatto al ruolo che gli abbiamo destinato, rileggendo il nostro scritto, rischieremo di trovarlo sgradevole. I nomi comunicano, seducono, parlano al lettore.

È importante la coerenza fra nomi, location, ceto sociale, ecc. perché chiamare Desdemona il personaggio di una storia ambientata in un anonimo paesino dell’entroterra siciliano, sarebbe quanto meno azzardato. I nomi sono evocativi, identificano i personaggi, influenzano il lettore, tranne che non si voglia ricorrere all’ironia, ma questo è un altro discorso…

La mia esperienza: se non riesco a trovare i nomi giusti, per non detestare quanto ho scritto e cancellare tutto, attribuisco una lettera dell’alfabeto o un nome provvisorio ai vari personaggi. Dato che di solito le idee si sviluppano durante la stesura e le revisioni, sostituisco i nomi provvisori con quelli definitivi utilizzando l’apposito comando presente in Word “Trova e Sostituisci”. Talvolta li cambio a lavoro finito, perché riesaminando il lavoro nella sua interezza, non mi sembrano più adeguati ai personaggi, alle vicende narrate,  non suonano bene.

Alfabeto

Raccomando sempre la stampa di una bozza,  per valutare correttamente l’effetto prodotto dai nomi, rileggere su carta è ben diverso che rileggere sul monitor. Ogni lettera produce un suono, ogni parola stimola la fantasia del lettore, per cui l’attribuzione del nome giusto ai personaggi è di fondamentale importanza.

Ma come si sceglie un nome? Credo che ognuno di noi abbia le sue fisime, o simpatie/antipatie più o meno dichiarate nei confronti di alcuni nomi: quelli di amici/nemici, compagni di scuola, fidanzati, colleghi, i protagonisti di film o romanzi preferiti. Di solito evito i nomi “alla moda”, quelli palesemente finti, barocchi, antichi, obsoleti, salvo che non siano funzionali alla storia, mentre diminutivi, vezzeggiativi, dispregiativi, li utilizzo con parsimonia. Ricordiamoci che il lettore comincia a formarsi un’idea dei personaggi anche partendo dai nomi.

Se la scelta di un nome è difficile, lo è ancor di più quella del COGNOME. Non sempre è necessario dichiararlo ed è indispensabile ai fini della storia, di solito cerco di evitarli, ma se sono “obbligata” a farlo, mi regolo in parte come per i nomi. Anche in questo caso, ai personaggi odiosi si può attribuire il cognome di una persona che abbiamo detestato; vi consiglio di dimenticare i cognomi famosi di artisti, vip e politici, potrebbero causare nel lettore fastidiose associazioni d’idee con persone a lui sgradite. In caso di emergenza utilizzo l’elenco telefonico scegliendo una lettera dell’alfabeto e scorrendo le varie pagine.

© 2010 Mirella Puccio  – Tutti i diritti riservati

CONTINUIAMO A SCRIVERE! Storia, intreccio e plot

13 Aprile 2010 2 commenti

 

Benvenuti al terzo appuntamento dedicato alla scrittura creativa!

Supponiamo di trovarci davanti al nostro foglio bianco (o al monitor), con una STORIA, cioè la successione cronologica degli avvenimenti già ben delineata nella nostra mente, ma non sappiamo da dove iniziare.

Il nostro primo atto creativo sarà la scelta dell’INTRECCIO, valido qualora desiderassimo scrivere un romanzo, poiché nel racconto non sempre è possibile. La forma breve tipica del racconto riduce in parte le possibilità d’impostazione dell’intreccio, le pedine che si muoveranno sulla nostra scacchiera creativa saranno in numero inferiore rispetto al romanzo. Considero l’intreccio come la struttura portante della storia. In alcuni casi intreccio e storia possono coincidere, pensiamo ad esempio a certe biografie dove l’autore narra la vita del protagonista in maniera  cronologica, dalla nascita alla morte.

Definita la “storia” (detta anche fabula), come sequenza temporale di fatti collegati l’uno all’altro (potete elaborare a parte una scaletta, un elenco numerato con i vari argomenti da sviluppare, o un canovaccio con gli elementi caratterizzanti), stabiliamo quale sarà l’intreccio della storia che intendiamo narrare. Va precisato che l’intreccio è l’ordine scelto dall’autore per raccontare i fatti e non rispetta necessariamente l’ordine cronologico in cui sono avvenuti. Ci sono scrittori che arrivano alla storia attraverso l’intreccio, percorso indubbiamente più complesso, ma la creatività non può seguire regole ferree.

Oggi si preferisce parlare di PLOT,  termine inglese, il cui significato letterale è complotto, ma potrebbe risalire anche al francese antico complote (complottare) o all’inglese medievale plotte (schema, diagramma). Di fatto più assimilabile all’intreccio viene utilizzato sempre più spesso per indicare la trama. Il plot identifica l’andamento della storia, la successione di momenti drammatici e il loro superamento, che porterà a quello conclusivo;  può esser considerato come una serie immaginaria di domande (e risposte) che si avvicendano.  Fino agli anni ’80 plot si trovava soprattutto nei testi di critica cinematografica, oggi l’uso della parola si è allargato negli ambiti della narrativa e del giornalismo.

Scrivere, scrivere, scrivere...

Che differenza c’è allora fra intreccio e trama? La trama, secondo il Dizionario della lingua italiana di Devoto-Oli, ediz. 2001, è la “sintesi dello svolgimento di un’opera narrativa o drammatica, dal punto di vista del contenuto”, in sostanza si tratta di un breve riassunto della storia; intreccio è il “concorso di fatti o elementi fortuiti o specificamente elaborati”, cioè l’insieme degli  eventi che costituiscono la trama (argomento trattato nel post del 30 marzo)

Vorrei riallacciarmi al post del 23 marzo scorso in cui ho illustrato la differenza fra romanzo e racconto; è chiaro che molto spesso il racconto parte nel bel mezzo dell’azione, senza quell’introduzione descrittiva utilizzata frequentemente nel romanzo, trascinando il lettore dentro la storia. L’abilità dell’autore consiste nel disseminare via via gli elementi informativi tenuti nascosti all’inizio, surrogati di quell’intreccio non sempre di facile realizzazione in poche pagine. L’elaborazione di un racconto è considerata solitamente più difficile per la mancanza o la riduzione dell’intreccio ed è maggiormente temuta nei contesti competitivi come i concorsi letterari. È più frequente che un autore affermato preferisca partecipare con un romanzo, per avere a disposizione tutto il tempo e lo spazio utile ad esprimere le proprie potenzialità e dimostrare proprietà di scrittura; temerà il racconto poiché gli starà stretto impedendo una comunicazione più ampia col lettore. Gli scrittori inediti  troveranno invece allettante la sfida, non avendo nulla da perdere e tutto da guadagnare in caso di successo.

Concludo citando un modello lineare di narrazione, la  “Piramide di Freytag”, caratterizzato da una situazione iniziale, un climax ascendente, generato da un conflitto, il momento culminante della storia, un climax discendente e uno scioglimento, che porta alla situazione finale. La Piramide presenta i fatti in modo lineare e coerente e ha generato la nascita del romanzo moderno e  in particolare del romanzo poliziesco. Può costituire un ottimo esercizio di scrittura e ve lo raccomando, è incredibile il numero di storie che si possono creare passando attraverso i diversi stadi.

Freytags_pyramid

© 2010 Mirella Puccio  – Tutti i diritti riservati