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Archivio Ottobre 2010

IL TITOLO IDEALE

13 Ottobre 2010 3 commenti

 

Il titolo ideale

 

Riprendono i nostri appuntamenti periodici con la scrittura creativa, nel nostro 5° incontro virtuale si parlerà del titolo.

Come ideare un titolo che attiri i lettori conquistando la loro attenzione?

La scelta del titolo giusto è un argomento molto dibattuto da scrittori ed editori. Sono dell’avviso che un buon titolo possa contribuire al futuro di un libro. Può attirare il pubblico, ma può anche respingerlo. Deve incuriosire, ammaliare, conquistare il lettore. Io preferisco il titolo condensato cioè quello che riassume, in poche parole, il contenuto del libro stesso.

Oggi un titolo deve essere commerciale, oltre che evocativo.

Talvolta accade che sia sostituito in extremis perché non gradito all’editore, che desidera magari qualcosa di più “esplosivo” e d’impatto per far risaltare, fra i tanti, quello che lui considera un prodotto. Sapevate che talvolta è possibile risalire al titolo originario attraverso il bollino SIAE?

Quando si cambia titolo all’ultimo momento, resta una traccia, basta confrontare il titolo riportato sul bollino SIAE (lo trovate incollato su una delle ultime pagine), che viene richiesto con qualche giorno d’anticipo rispetto all’uscita del libro,  con quello stampato in copertina. Ad esempio, “Che la festa cominci” di Niccolò Ammaniti, s’intitolava “Il buio mi somiglia”.

L’importanza del titolo

Quante volte siamo andati in libreria senza avere in mente nessun libro in particolare? In questi casi, oltre alla copertina, è il titolo che ci cattura.  È così che ho comprato i miei due ultimi libri, avevo voglia di novità, di autori nuovi (o comunque a me sconosciuti) e ho scelto due tascabili intitolati rispettivamente: “2012, l’Apocalisse” di W. Strieber e “L’isola dei segreti” di Scarlett Thomas.  Quando ho adocchiato questi titoli, non ho badato agli autori, li ho presi dallo scaffale e basta, acquistandoli immediatamente.

Da un’analisi generale della produzione libraria, ho concentrato i titoli in 4 macroaree:

1. Titoli descrittivi (dell’ambiente, del personaggio, della storia) o che condensano la trama:

“Il libro della giungla”, “Ventimila leghe sotto i mari”, “Misery non deve morire”, “Uomini che odiano le donne”, “Amabili resti”;

2. Evocativi, celebrativi, epistolari, poetici:

“Ultime lettere di Jacopo Ortis”, “Lettera a un bambino mai nato”, “Love story”, “Va’ dove ti porta il cuore”, “Tre metri sopra il cielo”;

3. Contenenti metafore, particolari della storia, termini unici e solenni:

“La peste”, “Delitto e castigo”, “Orgoglio e pregiudizio”, “Cime tempestose”, “Il Gattopardo”, “Angeli e demoni”, “L’eleganza del riccio”;

4. Autobiografici o personali, che riportano cioè il nome del protagonista o dell’autore, un’attività professionale:

“Robinson Crusoe”, “Anna Karenina”, “I Malavoglia”, “Lolita”, “Peter Pan”, “Io & Marley”, “Firmino”; “La psichiatra”.

Il titolo può costituire lo spunto per la stesura di una storia, o nascere in base alle esigenze della storia. Ciò non toglie che l’autore cambi idea in corso d’opera, in base agli sviluppi della vicenda, che rendono insignificante o inefficace il titolo precedente. A volte chi scrive parte proprio dalla suggestione di una parola, di una frase, che per svariate ragioni rimane scolpita in mente e come un seme germoglia fino a diventare una storia. 

Analizzerò di seguito alcune case history illustri.libri

Alessandro Manzoni iniziò la sua opera più famosa intitolandola prima “Fermo e Lucia”, poi durante il percorso letterario, divenne “Gli sposi promessi”, infine  “I promessi sposi”.

Mentre Margaret Mitchell scriveva “Via col vento”, il titolo definitivo fu preceduto da: “Pansy” (dal nome che aveva in origine la protagonista Scarlett O’Hara), “Tote the Weary Load” (il verso di una canzone) e “Domani è un altro giorno” (la mitica frase pronunciata da Scarlett).

David Herbert Lawrence cambiò con successo molti titoli ai suoi romanzi: “Paul Morel” divenne “Figli e amanti”, “John Thomas e Lady Jane” si modificò ne “L’amante di Lady Chatterley”, e “L’anello matrimoniale”, in “Donne in amore”.

Riuscite a immaginare il medesimo impatto sul pubblico da un titolo come “Prime impressioni” con “Orgoglio e pregiudizio”? Jane Austen fu assai lungimirante!

E quanti di noi sarebbero stati conquistati da un libro intitolato “Il cuoco di mare”? Robert Louis Stevenson per (sua) fortuna decise di cambiare il titolo del suo romanzo con “L’isola del tesoro”.

“La solitudine dei numeri primi”, il best-seller di Paolo Giordano, in origine si chiamava “Dentro e fuori dall’acqua”, finché Antonio Franchini, editor di Mondadori, cambiò titolo, e l’originale fu destinato al 5° capitolo.

Come creare un titolo efficace

A questo punto sono certa che abbiate raccolto abbastanza materiale per procedere alla creazione del vostro titolo. Che si tratti di un racconto o di un romanzo, poco importa, il principio è lo stesso.

È preferibile evitare titoli costituiti da frasi fatte, banalità e termini tipici usati nel discorso parlato,  i impronunciabili o scandalosi, che possono imbarazzare i potenziali lettori. Parole semplici, solenni, musicali, conferiscono energia a un titolo e si memorizzano facilmente. Si auto-promuovono. L’utilizzo del nome del protagonista è ugualmente efficace, purché non si chiami Mario Rossi…

Pare che Ernest Hemingway elaborasse un elenco di titoli, anche fino a 100, e dopo aver finito di scrivere, iniziasse a esaminarli, cancellandoli uno ad uno, finché non identificava quello “giusto”. Talvolta li cancellava tutti e ricominciava daccapo! 

Milan Kundera, sostiene che qualsiasi libro scriva, potrebbe intitolarsi “L’insostenibile leggerezza dell’essere” oppure “Lo scherzo” o “Amori ridicoli”, perché i suoi titoli sono intercambiabili, rispecchiando i pochi temi che lo angosciano. Anche questa, è un’altra verità e fa parte dello stile di un autore.

Ma allora, il nostro testo decolla nel momento in cui troviamo un buon titolo, o un buon titolo viene in mente quando l’opera è ancora allo stato embrionale?

Nella nostra duplice veste di scrittori/lettori, riusciamo a vedere le due facce della stessa medaglia, limiti e potenzialità.

Non sottovalutiamo la creazione di un titolo, è un lavoro davvero impegnativo!

Poche parole, ma che resteranno eterne in copertina.

© 2010 Mirella Puccio  – Tutti i diritti riservati

P.S.

Vi confesso che ho avuto qualche difficoltà a trovare il titolo giusto per questo post…

NOTE:

Di seguito i link ai post precedenti riguardanti la scrittura creativa:

Fra ROMANZO e RACCONTO differenze e preferenze

INIZIAMO A SCRIVERE! Creiamo il nostro serbatoio d’idee

CONTINUIAMO A SCRIVERE! Storia, intreccio e plot

DENTRO LA STORIA: nomi e cognomi dei personaggi

Come-un-bel-libro-aperto