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Archivio Gennaio 2013

La donna che salvò 2500 bambini dall’Olocausto

27 Gennaio 2013 1 commento

 

Era il 27 gennaio 1945 quando il campo di concentramento di Auschwitz fu liberato dai sovietici e oggi, 27 gennaio 2013, nel Giorno della Memoria, mi piace ricordare la figura di Irena Sendler (Varsavia 1910-2008), infermiera e assistente sociale, che salvò circa 2500 bambini ebrei.  Jolanta, questo il suo nome in codice, collaborava con la Resistenza polacca (era attivista del movimento clandestino Zegota) e il suo gruppo era formato da 24 donne e un uomo, che si occupavano anche di salvare adulti e fornire documenti falsi.  Ebbe il permesso di lavorare nel ghetto di Varsavia, ciò le permise di studiare svariati stratagemmi per prelevare i piccoli da quell’inferno.  Alcuni furono nascosti in borse porta-attrezzi e sacchi di iuta, posti in un camion. La più giovane, una bimba di 5 mesi, venne portata via dentro una cassetta da falegname. In qualche occasione il suo complice fu un cane addestrato a restare nel furgone e abbaiare ai nazisti che, infastiditi, rinunciavano a ispezionare l’interno.

Irena portò via tanti bambini correndo attraverso il vecchio Palazzo di Giustizia posto ai margini del ghetto,  utilizzò cunicoli sotterranei e fognature, scappando a piedi, in tram, in ambulanza, con ogni mezzo, tenendo strette le manine di quei bimbi, con coraggio e abnegazione.

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Nel 1943  fu scoperta e arrestata dalla Gestapo. I soldati tedeschi la interrogarono a lungo, torturandola, tanto che le spezzarono  gambe e piedi,  ciò le causò molti problemi di salute e una grave infermità. Condannata a morte, il suo movimento riuscì a salvarla corrompendo colui che avrebbe dovuto giustiziarla. Irena visse nascosta finché la guerra non si concluse.

Irena aveva trascritto i veri nomi dei bimbi accanto a quelli falsi in appositi elenchi, occultati dentro barattoli, vasetti di marmellata e bottiglie. Essi furono interrati sotto un albero, nel giardino di un amico, con la speranza di  riconsegnare un giorno i bambini alle loro famiglie. Alla fine della guerra il suo sistema le permise di rintracciare i genitori sopravvissuti di quelle creature sfuggite all’Olocausto, trovandone 2000; gli orfani vennero affidati a famiglie ed istituti.

Il 15 dicembre 1965 Irena Sendler fu riconosciuta dallo Yad Vashem “Giusta tra le Nazioni”.

La sua vicenda tornò alla ribalta nel 1999 in seguito a una ricerca scolastica compiuta da quattro ragazze americane del Kansas. Scoprirono che Irena era ancora in vita e iniziarono un fitto scambio di corrispondenza culminato in un incontro. Da ciò scaturì la messa in scena di uno spettacolo teatrale, “Life in a jar” (la vita in un barattolo), che contribuì a diffondere in tutto il mondo la storia di questa donna valorosa e impavida.

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Al parlamento polacco che nel 2007 la proclamò eroe nazionale, Irena scrisse: «Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, e non un titolo di gloria».

Venne proposta la sua candidatura come premio Nobel per la pace, ma non fu nominata.

È morta il 12 maggio 2008, all’età di 98 anni.

 Avrei potuto fare di più. Questo rimpianto non mi lascia mai  ~Irena Sendler~

 © 2013 Mirella Puccio

 Approfondimenti:

  • Il progetto e le rappresentazioni teatrali “Life in a jar”: http://www.irenasendler.org/;
  • Il libro:  “Nome in codice: «Jolanta». L’incredibile storia di Irena Sendler, la donna che salvò 2500 bambini dall’Olocausto”, di Anna Mieszkowska, San Paolo Edizioni;
  • Il film  “The Courageous Heart of Irena Sendler”, uscito nel 2009, vincitore di un Emmy e selezionato per la nomination al Golden Globe.

 

Categorie:Primo piano, Società