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Archivio Gennaio 2014

Giorno della Memoria: Irena, la donna che salvò 2500 bambini dall’Olocausto

27 Gennaio 2014 Commenti chiusi

Era il 27 gennaio 1945 quando il campo di concentramento di Auschwitz fu liberato dai sovietici e oggi, 27 gennaio 2014, nel Giorno della Memoria, mi piace ricordare la figura di Irena Sendler (Varsavia 1910-2008), infermiera e assistente sociale, che salvò circa 2500 bambini ebrei.  Jolanta, questo il suo nome in codice, collaborava con la Resistenza polacca (era attivista del movimento clandestino Zegota) e il suo gruppo era formato da 24 donne e un uomo, che si occupavano anche di salvare adulti e fornire documenti falsi.

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Ebbe il permesso di lavorare nel ghetto di Varsavia, ciò le permise di studiare svariati stratagemmi per prelevare i piccoli da quell’inferno.  Alcuni furono nascosti in borse porta-attrezzi e sacchi di iuta, posti in un camion. La più giovane, una bimba di 5 mesi, venne portata via dentro una cassetta da falegname. In qualche occasione il suo complice fu un cane addestrato a restare nel furgone e abbaiare ai nazisti che, infastiditi, rinunciavano a ispezionare l’interno.

Irena portò via tanti bambini correndo attraverso il vecchio Palazzo di Giustizia posto ai margini del ghetto,  utilizzò cunicoli sotterranei e fognature, scappando a piedi, in tram, in ambulanza, con ogni mezzo, tenendo strette le manine di quei bimbi, con coraggio e abnegazione.

Nel 1943  fu scoperta e arrestata dalla Gestapo. I soldati tedeschi la interrogarono a lungo, torturandola, tanto che le spezzarono  gambe e piedi, ciò le causò molti problemi di salute e una grave infermità. Condannata a morte, il suo movimento riuscì a salvarla corrompendo colui che avrebbe dovuto giustiziarla. Irena visse nascosta finché la guerra non si concluse.

Irena aveva trascritto i veri nomi dei bimbi accanto a quelli falsi in appositi elenchi, occultati dentro barattolivasetti di marmellata e bottiglie. Essi furono interrati sotto un albero, nel giardino di un amico, con la speranza di  riconsegnare un giorno i bambini alle loro famiglie. Alla fine della guerra il suo sistema le permise di rintracciare i genitori sopravvissuti di quelle creature sfuggite all’Olocausto, trovandone 2000; gli orfani vennero affidati a famiglie ed istituti.

Il 15 dicembre 1965 Irena Sendler fu riconosciuta dallo Yad Vashem “Giusta tra le Nazioni”.

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La sua vicenda tornò alla ribalta nel 1999 in seguito a una ricerca scolastica compiuta da quattro ragazze americane del Kansas. Scoprirono che Irena era ancora in vita e iniziarono un fitto scambio di corrispondenza culminato in un incontro. Da ciò scaturì la messa in scena di uno spettacolo teatrale, “Life in a jar” (la vita in un barattolo), che contribuì a diffondere in tutto il mondo la storia di questa donna valorosa e impavida.

Al parlamento polacco che nel 2007 la proclamò eroe nazionale, Irena scrisse:

«Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, e non un titolo di gloria».

Venne proposta la sua candidatura come premio Nobel per la pace, ma non fu nominata.

Morì il 12 maggio 2008, all’età di 98 anni. «Avrei potuto fare di più. Questo rimpianto non mi lascia mai» affermava spesso Irena Sendler.

Ho amato subito questa donna coraggiosa e ogni anno nel Giorno della Memoria mi piace diffondere  la storia della sua vita,  perché tanta gente ignora i piccoli grandi eroi travestiti da gente comune.

©2013-2014 Mirella Puccio – Tutti i diritti riservati

 Approfondimenti:

  • Il progetto e le rappresentazioni teatrali “Life in a jar”http://www.irenasendler.org/;
  • Il libro:  “Nome in codice: «Jolanta». L’incredibile storia di Irena Sendler, la donna che salvò 2500 bambini dall’Olocausto”diAnna Mieszkowska, San Paolo Edizioni;
  • Il film  “The Courageous Heart of Irena Sendler”, uscito nel 2009, vincitore di un Emmy e selezionato per la nomination al Golden Globe.
Categorie:Primo piano, Società