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Uova di Pasqua fra leggenda e tradizione

4 Aprile 2015

Da sempre la Pasqua è caratterizzata da una serie di simboli, come  l’uovo e la colomba.

Le uova, per secoli associate alla primavera, periodo in cui gli uccelli iniziano a costruire il nido per deporle, con l’avvento del cristianesimo divennero simbolo della rinascita, ma non più della natura, bensì dell’uomo e quindi della resurrezione di Cristo. L’uovo è anche considerato un simbolo magico di fertilità,  in grado di originare la vita.

Uovo di Pasqua prodotto da Venchi

Venchi, Castelletto Stura (Cuneo)

Lo scambio delle uova di Pasqua ha origini antichissime e porta con sé usanze originali e artistiche. Tremila anni fa i persiani consideravano l’uovo di gallina un segno augurale e simboleggiava la rinascita della natura.

Nel XV secolo le uova sode dipinte a mano venivano servite a pranzo e in molti paesi europei si  serviva per colazione un’omelette cucinata con le uova deposte dalle galline il venerdì santo.

I contadini dell’antica Roma interravano nei campi un uovo dipinto di rosso, simbolo di fecondità e quindi propizio per il raccolto. Ed è proprio con il significato di vita che l’uovo entrò a far parte della tradizione cristiana.

Riguardo l’uovo di cioccolato, secondo un’ipotesi, pare sia giunto a noi dall’America, poiché la pianta del Theobroma cacao è di origine messicana.

Altre fonti affermano che sia nato in Francia nel ’700, ai tempi di Re Luigi XIV, che le commissionò a David Chaillou, il primo chocolatier francese di cui abbiamo notizia, ma le uova erano di cioccolato pieno.

Un secolo dopo, i primi maître chocolatier iniziarono la produzione in serie delle uova e la cioccolata grazie ad alcuni procedimenti innovativi per l’epoca divenne plasmabile; ciò permise di dare la forma dell’uovo odierno.

In Italia maestri pasticcieri  creano ogni anno splendide e originali uova di Pasqua.

Cacao-lab Milano

Cacao-lab Milano

Quest’anno per la prima volta è stato realizzato l’uovo di cioccolato anche per chi come me è vegan. L’azienda alimentare Probios di Firenze, leader in Italia nella distribuzione di alimenti biologici vegetariani e per intolleranze alimentari, aveva già creato una linea di prodotti vegani e ha deciso di lanciare anche l’uovo di Pasqua, in tre tipologie di gusto: uova di cioccolato alla soia, uova di cioccolato fondente; uova di cioccolato bianco alla soia.

uovo-cioccolato-vegan-probios

Probios, Firenze

Le uova di Pasqua vegane sono inoltre prodotte senza glutine e con cacao equo-solidale, il che non guasta.

Oltre alle uova di cioccolato, in tutto il mondo esistono tradizioni pasquali che prevedono la realizzazione di uova artistiche anche non commestibili. In particolare, le uova ucraine, dette Pysanky, ossia “cose che sono scritte sopra” realizzate con un processo di tintura fissato con cera; in genere si regalano adagiate in un cestino di vimini.

Le uova tradizionali ucraine chiamate "Pysanky"Nei paesi dell’est europeo ancora oggi il guscio delle uova viene decorato con ricami preziosi o con fiori e foglie, mentre gli slavi lo guarniscono con oro e argento e gli armeni vi dipingono i santi.
Uovo tradizionale armeno
I greci le colorano di rosso, che in simbologia cristiana rappresenta il sangue della passione di Cristo.
Uova pasquali greche
Austriaci e tedeschi le dipingono di verde, in onore alla natura che sta germogliando. Per la chiesa ortodossa la Pasqua è la festa più importante del calendario e le uova sono da sempre al  centro della simbologia che la rappresenta. Proprio in Russia, infatti, la tradizione dell’uovo decorato  raggiunse la sua massima espressione, alla fine del XIX secolo, grazie alla creatività dell’orafo e gioielliere russo Peter Carl Fabergé, (San Pietroburgo 1846 – Losanna 1920). Divenne famoso per aver disegnato e prodotto originali e preziosissime uova di Pasqua, realizzate in oro e gemme, decorate ognuna con raffinati disegni a smalto cloisonné. Fra il 1885 ed il 1917, realizzò ben 57 uova di Pasqua in oro, pietre preziose e semipreziose, materiali pregiati.

Primo-uovo-imperiale-Fabergé

Dal 2006, appena ventuno uova erano ancora in Russia, la maggior parte in esposizione al museo dell’arsenale di Kremlin. Nel febbraio del2004, nove uova sono state comprate da Viktor Vekselberg. Le più piccole collezioni sono nel museo delle belle arti della Virginia, nel museo di New Orleans ed in altri musei nel mondo.

Quattro uova si trovano in collezioni private, di otto si sono perse le tracce.

Discendente da una famiglia francese di origine ugonotta, Fabergé prese in carico intorno al 1870 a San Pietroburgo l’azienda orafa del padre Gustave, dopo aver viaggiato in tutta Europa per conoscere i segreti dei mestiere e impadronirsene conquistandosi ben presto la fama di grande disegnatore.

Uovo FabergéNel 1883 ricevette in commissione dallo zar Alessandro III la creazione di un dono speciale per la zarina Maria. Il primo Fabergé fu un uovo di platino smaltato bianco che si apriva per rivelare un uovo d’oro, che a sua volta conteneva un piccolo pulcino d’oro e una miniatura della corona imperiale.

Gli zar ne furono così entusiasti che ordinarono a Fabergé di preparare una serie di uova simili da donare tutti gli anni.

Per questo nuovo incarico, insieme alla produzione di gioielli, il giovane Fabergé creò raffinati objets d’art, tra cui le leggendarie uova cerimoniali ispirate alle vicende della casa imperiale e destinate ad arricchire la Pasqua degli zar e dei loro familiari. Interessato più al valore estetico che materiale, Fabergé non esitò a utilizzare unitamente a oro, platino, pietre preziose, anche metalli meno nobili e gemme semipreziose come la giada, la nefrite, il calcedonio,Uovo Fabergé l’ossidiana, l’amianto, il cristallo di rocca e il quarzo fumé. Anche il legno delle foreste russe entrò a far parte della sua oreficeria innovativa: la betulla, il palissandro, l’agrifoglio bianco. La sua maestria gli permise di accostare fra loro stili diversi, dall’antica tradizione russa al gusto greco, rinascimentale e barocco, passando per l’Art Nouveau, il naturalismo e la caricatura. Tutta la sua produzione fu orientata verso oggetti il cui principale pregio consisteva nella bellezza dei disegni, nella qualità e nella perfezione della lavorazione. Fabergé esplorava sempre tutte le possibilità per ricercare le soluzioni più adatte e rispondenti al suo progetto creativo, senza rigidità nella scelta dei materiali e senza la minima preoccupazione per il loro valore di mercato.

Fu nominato orafo e gioielliere della Corte imperiale russa e di molte altre teste coronate europee. Nel periodo di massimo splendore, il suo opificio vantava filiali a Mosca, Odessa, Kiev, Londra e San Pietroburgo e impegnava ben settecento persone nella produzione di cestini per fiori, uova di Pasqua con sorpresa, animali in miniatura, calici, bomboniere e altri oggetti preziosi.

Uovo Fabergé

 

Del 1900 è l’elegante Uovo a Pigna, donato dal ricchissimo uomo di affari siberiano Ferdinand Keich alla moglie Barbara. Realizzato in smalto blu e ornato da festoni con diamanti a rosetta, racchiude al suo interno un piccolo elefante in argento ossidato e zanne in avorio. Il suo guidatore è seduto sopra un drappo in smalto rosso e verde con frange in oro. Un’apposita chiave d’oro aziona il meccanismo che fa muovere la testa e la coda dell’animale.

Gli storici dell’arte non sapevano se riconoscere  il maestro russo come un vero artista o come un artigiano. Fabergé amava definirsi un “artista gioielliere” e in tale definizione è contenuta tutta la sua filosofia. Ancora oggi questi splendidi gioielli sono molto ammirati e ricercati dai collezionisti di tutto il mondo. Le loro quotazioni d’asta raggiungono cifre astronomiche; una di queste preziose uova fu battuta da Christie’s qualche anno fa e raggiunse la quotazione record di 9,6 milioni di dollari, cifra di gran lunga superiore a quella versata per l’acquisto dell’intera collezione dell’editore Malcom Forbes, venduta, nello stesso mese, per quasi sei milioni di dollari!

Da alcuni anni queste uova si sono trasformate in preziosi e originali gioielli, Fabergé è diventato un brand di haute joaillierie  e  il direttore dei progetti speciali è la sua pronipote, Sarah.

Ecco una selezione di pendenti esclusivi che riproducono in formato più piccolo le storiche uova, numerose linee includono anche orecchini, braccialetti, fermapolsi, creati in oro e pietre preziose, dai prezzi, ahimè, molto elevati per noi comuni mortali ma degni di essere perlomeno ammirati anche come opere d’arte. I prezzi? Elevati, tutto dipende dal pezzo prescelto, per i modelli senza pietre i costi non superano i duemila euro, gli altri i diecimila euro e oltre…

fabergé-pendenti

Gioielli contemporanei di gran classe dove l’iconico simbolo dell’uovo, tanto caro a Peter Carl Fabergé fa bella mostra di sé. Gemme preziose sposano oro e diamanti, in un tripudio di colori. L’uovo si trasforma in una spirale o è decorato da linee sinuose simili ad arabeschi.

Fabergé-eggsDopo questo lungo post celebrativo dedicato alle uova e alla loro storia, non mi resta che augurare una felice Pasqua a tutti i miei lettori e ai visitatori del blog.

©2015 Mirella Puccio ~ Tutti i diritti riservati
Categorie:Primo piano, Società
  1. 20 Aprile 2015 a 1:05 | #1

    @Alberto Corsini
    Grazie a te per l’assiduità con cui visiti il mio blog, cerco sempre di trovare argomenti originali e di pubblico interesse. Un caro saluto :-)

  2. Alberto Corsini
    7 Aprile 2015 a 11:40 | #2

    Buongiorno Mirella, grazie per queste informazioni sulla storia delle uova, bellissime immagini e contenuti come sempre molto interessanti. Un cordiale saluto e buona giornata :-)

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