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8 marzo, una ricorrenza fra storia e leggende metropolitane

8 Marzo 2016 2 commenti

8 marzo

Le origini di quella che impropriamente viene definita “festività” sono controverse e spesso infarcite di fantasia.

Un’ipotesi, smentita da fatti incontrovertibili, risale ai presunti tragici eventi che si svolsero a New York nel 1908, nei locali dell’industria tessile “Cotton”. Le 129 operaie  protestavano contro i turni massacranti che dovevano affrontare quotidianamente e l’8 marzo, il proprietario, Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire loro di uscire.

Scoppiò un incendio che provocò la morte di tutte le donne rimaste bloccate all’interno.

Per anni questa storia è stata il cavallo di battaglia di blogger e giornalisti poco informati, diffusa anche dai media; è doverosa una precisazione fuori dal coro, suffragata da fatti più consistenti.

La vicenda è in realtà un adattamento di un fatto realmente accaduto, ma con tempi e modalità un po’ diversi. Ho svolto un’indagine minuziosa, consultando testi di storia e siti web, scoprendo che presso il Museum of the City of New York, una collezione imponente di fotografie documenta fatti e avvenimenti che devastarono la città: dell’incendio alla fabbrica “Cotton” non c’è traccia, perché non è mai avvenuto!

Sono invece presenti immagini sconvolgenti riguardanti quello accaduto nella fabbrica “Triangle”, nel 1911. Nel sito web del museo http://www.mcny.org/ ho reperito il link a una foto, che ho deciso di non pubblicare per rispetto alle vittime, ma è comunque disponibile cliccando qui.

L’incendio VERO, ebbe luogo il 25 marzo 1911 alla “Triangle Shirtwaist Company” una fabbrica di camicie ubicata negli ultimi tre piani di un edificio di Washington Place. In condizioni di totale sfruttamento cinquecento donne tra i 15 e i 25 anni più un centinaio di uomini, lavoravano sessanta ore la settimana, oltre gli straordinari imposti dal proprietario.

A parte ciò, le donne erano strettamente sorvegliate da personale esterno che imponeva ritmi di lavoro intollerabili; gli ingressi erano chiusi a chiave per impedire loro di assentarsi anche solo per una pausa. Ovviamente il sindacato non era mai entrato alla “Triangle”, quindi nessun lavoratore godeva di diritti e non esistevano controlli sulle norme di sicurezza. Alle 16.40 di quel venerdì 25 marzo 1911, scoppiò un incendio all’ottavo piano che si propagò al nono e poi al decimo.

Alcune donne riuscirono a fuggire lungo la scala antincendio che crollò immediatamente sotto il loro peso; anche l’ascensore cedette quasi subito, schiantandosi. Nel frattempo altre operaie erano salite al decimo piano pensando di essere al sicuro, ma il fuoco le raggiunse e morirono bruciate.

Delle 146 donne che si sfracellarono lanciandosi nel vuoto, 39 erano italiane, immigrate a New York, il resto quasi tutte ebree provenienti dall’Europa orientale, in particolare dalla Russia.

L’American Dream si frantumò su un marciapiede, insieme ai corpi di tante giovani vite. I proprietari della fabbrica, Max Blanck e Isaac Harris, furono prosciolti nel processo penale, perdendo solo una causa civile. Da notare che l’incendio in questione avvenne nel 1911, due anni dopo la data di nascita della ricorrenza.

L’avvenimento fu descritto in un articolo del Corriere della Sera dell’8 marzo 2004, da Gian Antonio Stella, forse il primo giornalista ad aver individuato una delle possibili origini della ricorrenza ricordata in tutto il mondo come “Festa della donna”.

Non abbiamo la certezza, come afferma lo stesso Stella, che l’incendio della “Triangle” sia all’origine dell’8 Marzo (anche perché le date non coincidono, n.d.r.) indubbiamente rappresenta un evento significativo e rilevante che evidenzia  la condizione della donna nella società industriale del tempo.

Occorre sottolineare che il movimento operaio e socialista ha riservato in date molto diverse giornate dedicate ai diritti delle donne e al suffragio femminile.

Corinne Brown organizzò il 3 maggio 1908, la conferenza di Chicago chiamata “Woman’s Day” invitando tutte le donne della città. Si discusse dello sfruttamento perpetrato dai datori di lavoro alle operaie, delle discriminazioni sessuali e del diritto al voto.

Quell’iniziativa non ebbe un seguito immediato, ma alla fine dell’anno il Partito Socialista americano raccomandò a tutte le sezioni locali di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 all’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile. Fu così che negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna fu celebrata il 28 febbraio 1909. Dal 1911 al 1913 la ricorrenza venne rilanciata anche da alcuni Paesi europei e in Italia giunse nel 1922.

Anche la datazione della ricorrenza è controversa, altre teorie la fanno risalire al 1910, in occasione della Conferenza Internazionale socialista di Copenaghen, in cui vennero discussi anche la questione femminile e la rivendicazione del voto.

Rosa Luxemburg avrebbe avanzato la proposta di dedicare una giornata per celebrare le conquiste sociali, politiche ed economiche, senza dimenticare le discriminazioni e le violenze di cui le donne erano vittime in molti Paesi del mondo.

Con il diffondersi e il moltiplicarsi delle iniziative che portavano in primo piano le istanze riguardanti lavoro, emancipazione e condizione sociale, la data dell’8 marzo assunse un’importanza mondiale. Grazie alle associazioni femministe divenne il simbolo delle persecuzioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli e il punto di partenza per il proprio riscatto.

Dal 1918 al 1928, le donne ottennero un graduale riconoscimento dei diritti politici, fino alla completa parità. Il diritto al voto non fu concesso in modo omogeneo in tutti i Paesi, la Nuova Zelanda, nel 1893, fu il primo stato a concederlo, in Italia le donne votarono per la prima volta nel 1946 e in Svizzera soltanto nel 1971.

In occasione del primo 8 marzo del secondo dopoguerra, nel 1946 la Giornata Internazionale della Donna fu ripresa dall’UDI (Unione Donne Italiane), che scelse la profumata ed economica mimosa quale emblema floreale.

Il 1975 fu designato come “Anno Internazionale delle Donne” dalle Nazioni Unite e l’8 marzo le organizzazioni femminili celebrarono in tutto il mondo, la Giornata della Donna. Oggi conserva ben poco del suo significato originario, poiché ha spostato il suo baricentro dai concetti di parità e rispetto, a quello del festeggiamento in forme spesso assai discutibili.

L’8 marzo è una giornata di riflessione, che andrebbe dedicata a tutte le donne sfruttate, discriminate, minacciate, violentate, imprigionate ingiustamente e soprattutto a coloro che sono state uccise per aver difeso i loro diritti.

Sono trascorsi 107 anni da quel lontano 28 febbraio 1909 e da allora abbiamo vinto molte battaglie.

L’otto marzo, lotta sempre!

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