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Archivio per la categoria ‘Argomenti vari’

Elogio del sonno

24 Ottobre 2014 Commenti chiusi

Cinque letti per un sonno da favola…

Dormiamo male.
Materassi troppo morbidi o troppo rigidi, clima troppo caldo o troppo freddo, ore al PC o davanti alla TV, ergo, qualità del sonno molto carenteFloat-Bed e… mancanza di sogni. Mi pare siano mesi che non sogno più o forse i miei sogni sono così brutti che al mattino li seleziono e li elimino cliccando col tasto destro del mio cervello. Temo pure che il mio materasso sia un po’ datato e certi pensieri abbiano spesso il sopravvento sul sonno. Capita infatti che la sera alcune emittenti televisive passino inserti pubblicitari relativi a materassi in lattice o in memory foam e per promuoverli mostrano la popolazione di acari che avrebbe colonizzato i classici materassi… roba da perdere il sonno, gli acari ingranditi sono mostruosi e pensare che abbiano invaso letti e divani di casa nostra fa rabbrividire.  I nuovi materiali utilizzati invece ne sarebbero esenti… sarà vero?

Casualmente mi sono imbattuta su alcuni letti o per meglio dire spazi di riposo e relax che definire “un sogno” sembra riduttivo. Beh, vale la pena darci un’occhiata e perché no, sognare di comprarne uno! Ne ho selezionati cinque, alcuni con un design ricercato, altri apparentemente più semplici, ma ognuno a suo modo appare come il luogo ideale per parlare d’amore, raccontare favole e riposare beatamente.

Float Bed”, il più evocativo
Si tratta di una moderna interpretazione del tradizionale baldacchino, realizzato con lattice naturale, bambù e lana. Sembra irreale, ricorda un film fantastico e certamente si coniuga a meraviglia in una casa in riva al mare. Il Float Bed, letto a forma di barca, nonostante il nome non galleggia, se non nella fantasia di chi desidera acquistarlo…  ma in spiaggia sta benissimo! Disegnato da David Trubridge in Nuova Zelanda, è un sogno da 25 mila dollari.

Float-Bed-David-Trubridge-Design

Float-Bed design by David Trubridge

“Eden”, l’elogio alla pigrizia
Eden è un sistema di riposo composto da un baldacchino, ispirato alle tende usate dai nomadi del deserto, e una piattaforma utilizzabile sia come divano, sia come letto, in entrambi i casi si tratta di arredi concepiti per esterni. Creato e prodotto da Ego Paris viene definito come un nido, dove indugiare giorno e notte, nel prato o in piscina;  il tendaggio candido, le linee semplici, conferiscono charme ed eleganza a un pezzo di squisito design.

letto-baldacchino-esterni-eden

The Private Cloud”, ritorno all’infanzia
Progettato dal designer tedesco Manuel Kloker, di forma ellissoidale, questo letto a dondolo consente di addormentarsi in totale relax grazie al suo lieve dondolio, che dovrebbe conciliare il sonno. Ricorda la classica sedia a dondolo o una culla. Se dopo un po’ iniziate a soffrire il mal di mare, è possibile ricorrere a un sistema di bloccaggio che fermerà il movimento, grazie a dei comodi piedini in gomma.

Private Cloud front

Private Cloud
The Birdnest”, il rifugio sicuro
Un profondo significato per questo letto a forma di nido, creato dagli architetti e designer dello studio israeliano OGE. I materiali utilizzati per la sua realizzazione però non sono ramoscelli, ma pezzi di legno lavorati e incastrati fra loro. Il letto-nido è un luogo dove poter dormire, rilassarsi, leggere, giocare, incontrare amici e lavorare. Originale pezzo d’arredamento, può diventare un divano, arricchito da tanti pouf/cuscini a forma di uovo, molto scenografici.  Considerate che  il “Giant Birdnest” è il più grande (450 cm di diametro) e può ospitare sedici persone; disponibile anche quello da 200 cm,  tutti reperibili su ordinazione. Arriva a casa vostra semi-assemblato e per rifinirlo basta seguire un dettagliato foglio d’istruzioni.

The_Birdnest

The Birdnest

The-Birdsnest

Book Bed”, dormire fra le pagine di un libro
Un letto gigante, un king size a forma di libro, che va collocato a terra alla maniera del tatami; le particolari lenzuola di cui è corredato fungono da pagine, da girare e rigirare a volontà. Realizzato dal designer giapponese Yusuke Suzuki è, manco a dirlo,  l’ideale per gli amanti della lettura… io lo vedo bene anche nella stanza di uno scrittore che intende restare “a casa” pure mentre dorme. Può costituire uno spazio confortevole per grandi e piccini, dove giocare, rilassarsi, guardare la TV e… fate voi. Come gli altri letti, è un elemento di design originale che richiede un’ampia stanza per essere valorizzato al meglio.

Book_Bed by Yusuke Suzuki

A questo punto, buonanotte a tutti e sogni d’oro.

©2014 Mirella Puccio – Tutti i diritti riservati 

 

Merda d’artista

27 Maggio 2014 2 commenti

Oggi ai giardinetti vicino casa ho visto ancora una volta rifiuti ingombranti abbandonati nei pressi dei cassonetti dei rifiuti. Si trattava di due sedie e scatole di cartone, gettate da cittadini e negozianti della zona, per la precisione Piazza Principe di Camporeale.

Palermo, Piazza Principe di Camporeale

Intorno alle 15.00  passeggiavo con Kiki, il mio cane, facendo il solito slalom fra i rifiuti. Al momento dei suoi bisogni quotidiani, ho preso guanto e bustina e li ho raccolti come sempre, per gettarli nel bidone della spazzatura. Nel frattempo c’era gente seduta nelle panchine che chiacchierava, fumava, mangiava, gettando per terra kleenex, mozziconi di sigaretta, carta… per un momento mi sono sdoppiata, era come se vedessi tutto dall’alto, me inclusa, con il cane al guinzaglio e la bustina di cacca ben richiusa, mentre gli altri se ne infischiavano e buttavano tutto per terra, pur avendo a disposizione diversi cestini gettacarte e i bidoni della spazzatura a due passi. Mi sono detta: “Ma sei scema?”.

Merda d'artista-Piero Manzoni

 

Le sedie sembravano attendere… è stato un attimo… ho aperto la bustina e riversato la cacca su una delle due, poi mi sono allontanata e ho scattato le foto.

Risultato? Una bella installazione d’arte contemporanea assai temporanea, che ho chiamato “Merda d’artista 2014”, parafrasando il celebre Piero Manzoni che addirittura la mise in scatola esponendola in musei e gallerie d’arte.

merda-d'artista

Merda_d'artista_Mirella_Puccio

Che dite, vi piace?

Mi permetto di dedicare quest’opera ai palermitani incivili e maleducati che gettano qualsiasi cosa a qualunque orario, scambiando la città per un’immensa discarica.

merda-d'artista

Merda_d'artista_Mirella_Puccio_

Perché ho messo la merda sulla sedia?

Per attirare l’attenzione sui rifiuti ingombranti che soffocano la nostra città.

©2014 Mirella Puccio  – Tutti i diritti riservati

Ringraziamenti:
Kiki, per aver contribuito fattivamente alla messa in opera dell’installazione d’arte (con)temporanea.

 

Auguri!

26 Dicembre 2013 2 commenti

I nostri auguri di Buone Feste ai circa 300 visitatori quotidiani e poi a tutti coloro che passando da qui, apprezzano i miei post.

Tornerò presto operativa su queste pagine, almeno con un articolo a settimana, promesso! La scrittura mi affascina sempre, infatti ho creato un altro blog… 

Natale 2013

© 2013 Mirella Puccio  – Tutti i diritti riservati

 

Categorie:Argomenti vari

Le parole sono importanti

16 Luglio 2013 2 commenti

Le parole sono importanti… quelle scritte, quelle dette, quelle lette.

Il video non è una novità, risale al 2010, chi non l’avesse ancora visto, resterà piacevolmente sorpreso. Il titolo originale è “The power of words” ma potrebbe anche intitolarsi “The magic of words”… guardatelo e capirete perché.

 

Non sottovalutate mai il potere delle parole, il potere intrinseco di un termine, può cambiare il vostro futuro, proprio com’è accaduto al protagonista del filmato.

© 2013 Mirella Puccio  – Tutti i diritti riservati

 

Auguri

25 Dicembre 2012 3 commenti
vischio
 vischio
Auguri ai bambini, agli anziani, ai malati,
auguri alle persone sole, ai poveri,
auguri ai senzatetto, ai disoccupati,
auguri ai randagi, alle vittime dell’abbandono,
a chi sconta una pena ingiusta,
a chi ha subito una violenza.
Auguro a tutti che il Natale sia di buon auspicio per crescere e andare avanti,
ritrovare salute, lavoro, amicizie e un pizzico di fortuna, che non guasta mai.
Buon Natale e buone feste!
 
© 2012 Mirella Puccio
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Categorie:Argomenti vari

La lingua degli annunci

13 Novembre 2012 Commenti chiusi

 

Saper scrivere un annuncio di ricerca personale, è importante. Conoscere la lingua in cui si sta scrivendo, è fondamentale.

Fresca fresca, ecco a voi la schermata riguardante un’inserzione pubblicata da un tour operator, che si definisce “tour peretor” nel titolo e “tour operetor” nel testo, per non parlare del termine incoming, storpiato in “incaming” concludendo con un bruttissimo “perdi tempo”.

Offerta di lavoro

La schermata con l'annuncio e la mia risposta

Ho risposto immediatamente a questi signori, segnalando gli errori, perché non si può cercare personale scrivendo con i piedi, se si fosse trattato di un curriculum vitae scritto male, sarebbe stato cestinato. Un’offerta di lavoro scritta in modo ignominioso va criticata pubblicamente.   Chi scrive così, come fa a occuparsi di reclutare il personale per un’agenzia di viaggi-tour operator? È un’attività seria e impegnativa che richiede una certa istruzione, oltre alla conoscenza della propria lingua e dell’inglese.

Non so se avranno il coraggio di replicare,  dovrebbero correggere l’annuncio e rimetterlo online, ringraziandomi per il servizio gratuito che ho reso loro.

© 2012 Mirella Puccio – Tutti i diritti riservati

Einstein

 

Categorie:Argomenti vari, Cultura

Ladri di parole

29 Ottobre 2012 4 commenti

 

Perché spacciare per propri i versi o gli scritti di qualcun altro?

È un comportamento diffuso in Rete, riscontrabile nelle pagine Facebook e nei vari social network, in blog e siti web. Io lo trovo  esecrabile e doppiamente immorale, sia nei confronti dell’autore, sia in quelli dei lettori.  A prescindere dalla violazione del copyright, s’imbrogliano amici e contatti, vantando una cultura o una sensibilità che appartiene ad altri.

Altri che hanno studiato, impiegando tempo e risorse per creare un articolo, una poesia, un romanzo, mentre il deficiente di turno, esperto nel copia/incolla, passa il suo tempo in modo più allegro e nei ritagli di tempo si appropria indebitamente di versi e scritti creati da altri.

Ladri di parole

I ladri di parole ostentano cultura e sensibilità, ma in realtà non ne sono dotati.

I ladri di parole li riconosci leggendo ciò che scrivono, quando non copiano. Di solito ignorano grammatica e sintassi.

L’unica abilità dei ladri di parole è quella di escludere intenzionalmente il nome degli autori saccheggiati. Spesso possiedono un titolo di studio medio-basso e dichiarano diplomi o lauree inesistenti.

I ladri di parole si dilettano a ricopiare anche articoli e post, cambiando (talvolta) qualche frase o il titolo. Non sarebbe più onesto menzionare il nome dell’autore o il link da cui sono tratti? Che cosa spinge questa gente a impossessarsi di parole già scritte? Mancanza di fantasia, di creatività, d’istruzione? Chi ruba le parole già scritte, pubblicandole come proprie, corre il rischio d’incappare in persone come me che  non esitano a precisare pubblicamente il nome dell’autore, regalando all’interessato una pessima figura.  

Ieri su Facebook mi sono imbattuta casualmente in alcuni versi ostentati da un ladro di parole che li faceva passare come propri, con malcelato compiacimento. Ho replicato citando il nome del poeta, Norman MacCaig, e la versione inglese dei versi, quella originale. Oggi del post nessuna traccia, l’impostore ha cancellato tutto, com’era prevedibile. Avevo salvato la schermata per il pubblico ludibrio, eccola:

Screenshot

-Screenshot da Facebook-

Ho dato un’occhiata alla pagina di questo tizio e andando a ritroso fra i suoi post, ho trovato un intero passo di un libro  (è lunghissimo e per motivi di spazio ho dovuto dimezzarlo), scritto da Massimo Bisotti,  “La luna blu” Anche in questo caso se n’è attribuito la paternità, guardate un po’ come sfoggia le parole altrui, ringrazia chi clicca “mi piace” (!) e non gli passa per la testa di comunicare che l’autore è Bisotti: 

-Screenshot da Facebook-

Di tanto in tanto qualche mente eccelsa viene a farmi visita e preleva come se fosse al supermarket alcuni dei miei post rielaborandoli parzialmente, cambiando il titolo e poco altro. Perché chi non è in grado di scrivere deve fingere di saperlo fare, scopiazzando da altri?

Citare la fonte è un dovere, in tutti i casi. Ci vuole un istante. Io lo faccio sempre e sono orgogliosa di riportare frasi, affermazioni e versi che abbiano attinenza all’argomento trattato o rispecchino i miei pensieri.

Ma quanto è stupido colui che copia per riempire la sua bacheca o il suo blog!

© 2012 Mirella Puccio – Tutti i diritti riservati

 ~Quando avrete ben chiaro in mente quel che volete dire, le parole verranno spontanee~
Orazio, Ars poetica

 

Categorie:Argomenti vari, Cultura

La copertina

6 Settembre 2012 2 commenti

 

È  importante, certo, anche se talvolta inganna il lettore.
Nella società dell’apparire, deve essere perfetta. Deve lusingare, promettere, anche se poi non sempre mantiene.
I vecchi progetti grafici creati per le copertine, nella loro semplicità mi sono rimasti in mente e tuttora ne ricordo tanti con un po’ di nostalgia, forse perché si tratta dei libri che leggevo da ragazza.

Mi bastava leggere titolo e nome dell’autore e andava bene anche uno scarabocchio.

Io ricorrevo alle ‘foderine’ hand-made per proteggere le copertine dei libri, talvolta troppo sottili e inadatte a custodire le pagine. Pagine che nonostante tutte le cure e gli accorgimenti, a distanza di anni sono macchiate indelebilmente dal tempo… dorsi scollati o scuciti che riescono a malapena a tenerle insieme, pagine che non devi girare troppo, diversamente si staccano, restando in mano… allora cerchi d’incollarle con la vecchia Coccoina, la colla più adatta alla carta. Apri il barattolo e il suo profumo ti porta indietro di 10, 20, 30 anni, fino ai banchi di scuola. Il libro incollato appare sbilenco, ma almeno le pagine stanno al loro posto, basta non strapazzarle troppo, sembrano diventate di carta velina… polvere, luce, caldo e umidità hanno lasciato le loro tracce.

Piccole donne

I libri sono invecchiati con me e recano i segni del tempo, purtroppo indelebili.

Protagonisti di tanti traslochi. Ciò che pesava di più erano le scatole con i libri. Gli addetti chiedevano se ci fosse piombo e quando rispondevo che si trattava di carta, restavano stupefatti. La cultura ha il suo peso!

Riordinandoli, mi è capitato di trovare fra le pagine di tutto: fiori secchi, bigliettini dei baci Perugina, segnalibri, vecchie foto, santini, addirittura un biglietto ferroviario scritto a mano, quando ancora non si emettevano elettronicamente. Altri mondi, altri tempi! Qualcuno reca una dedica, scritta in bella calligrafia, perché forse si trattava di un regalo. E il prezzo era ancora in lire!…

Ho notato la pubblicità di un’azienda che promuove un sistema di copertinatura istantaneo per libri di ogni tipo, eventualmente rimovibile. Lo eseguono diverse cartolerie, mi pare un’ottima soluzione per non rovinare le copertine dei libri che portiamo in viaggio, al mare o quelli cui teniamo di più.  Sono trasparenti e quindi invisibili.

Oriana Fallaci

Per noi autori riuscire a individuare la copertina giusta per i libri eventualmente autopubblicati è importante. Chi ricorre al self-publishing oltre a essere un discreto scrittore, è bene che abbia qualche nozione di grafica, a meno che non si rivolga a un professionista. Bisognerà considerare l’utilizzo dei colori  universalmente riconosciuti nel settore editoriale. È semplice, una copertina rosa richiama i romanzi d’amore,  una nera dal titolo in giallo è caratteristica dei romanzi gialli, ma se il titolo è in rosso, identifica il noir.  Tuttavia, eseguendo qualche ricerca (mi è bastato aprire le ante della mia biblioteca), non è proprio così… oggi c’è più libertà.

Consiglio la lettura di un breve corso di grafica disponibile cliccando qui, che insegna come realizzare una copertina di successo. Istruttivo, ma per dirla tutta, da prendere con le pinze.

~Copertine con disegni~

Copertine con disegni

~Quando il protagonista è in copertina~

Quando il protagonista è in copertina

Per gli editori, ritengo doveroso un passo indietro per valorizzare il contenuto. Qualcuno dovrà pur iniziare.

Le copertine urlate per attirare nuovi lettori m’infastidiscono.

Al contrario, quelle che recano un disegno, un’immagine che rispecchi il contenuto del libro o addirittura  solo nome e cognome dell’autore, titolo/sottotitolo, editore, mi suscitano un grande interesse.

~Le copertine che preferisco, no frills~

Oriana Fallaci

~Quando la copertina è solo un guscio~

Alessandro Baricco

Non condivido l’eccessiva tecnica utilizzata dagli esperti per invogliare la gente all’acquisto. L’abbinata titolo suggestivo + copertina attraente può andar bene per un testo di marketing. Il titolo non può essere uno slogan pubblicitario e la copertina-civetta può ritorcersi come un boomerang: se il libro è un bidone, il lettore se ne ricorderà e al prossimo giro in libreria eviterà come la peste qualunque opera dell’autore dalla copertina troppo allettante.

© 2012 Mirella Puccio – Tutti i diritti riservati

 

Premi e concorsi letterari

9 Luglio 2012 3 commenti

 

Oltre all’editoria a pagamento, ho riscontrato che anche i concorsi letterari in cui si paga per partecipare, continuano a moltiplicarsi, con richieste agli autori che vanno in media dai 10 ai 25 euro… importi motivati come “tasse di lettura”, “spese di segreteria”, “contributo di partecipazione” “spese di organizzazione e di segreteria” e via discorrendo. Facendo quattro conti in tasca agli organizzatori, con un sito web fatto in casa a costo zero, racimolando almeno un centinaio d’incauti autori tramite gruppi appositi creati su Facebook e LinkedIn, riescono a guadagnare da 1000 a 2500 euro esentasse, giacché dubito fortemente che emetteranno fattura o ricevuta fiscale per le somme ricevute. Se poi si trattasse di una piccola casa editrice, con un sito web discreto e un minimo di popolarità, gli autori partecipanti potrebbero essere anche un migliaio, se non di più, quindi la loro brava speculazione letteraria frutterebbe da 10.000 a 25.000 euro. Davvero un bel business in tempo di vacche magre ai danni di chi ama scrivere e crede (purtroppo) a questi concorsi!

Trattandosi di cifre accessibili, chiunque può permettersi di partecipare pagando una ventina di euro.

Ed è proprio qui che sta la fregatura:  paghi poco, anche pochissimo, esistono addirittura concorsi che richiedono appena 5 euro, così non potrai mai denunciare nessuno. Non ne varrebbe la pena.

La maggior parte dei concorsi prevede almeno 3 premi: dal classico attestato, alla coppa, dalla targa (?) alla pubblicazione online o in antologia. In quest’ultimo caso la domanda sorge spontanea: e i diritti d’autore? Uhm… assai opinabili. A volerci riflettere, poi, chi se la compra quest’antologia di racconti? Quante copie stamperanno e dove saranno distribuite? Mistero. Uno di questi concorsi offre la possibilità agli autori di comprare un tot di copie e… venderle. Un business nel business!eBooks

Adesso c’è la formula eBook, ti pubblicano online, massima visibilità, ma…  la sostanza non cambia. I diritti, questi sconosciuti…

Quando la smetteranno di spillare quattrini a chi scrive?

Bene, visto che continuano imperterriti a illudere scrittori e poeti, sceglierò con cura uno dei concorsi più sfigati, lanciato da una sconosciuta associazione letteraria o piccola casa editrice, invierò un orribile racconto, pagando l’importo richiesto, dopodiché richiederò una fattura che non verrà mai emessa. A quel punto sporgerò denuncia al Ministero delle Finanze. Provateci anche voi, vediamo che succede…

Deve esserci un modo per fermarli. Se non c’è, che paghino le tasse anche loro, con gli interessi.

Cliccando qui troverete una serie di concorsi letterari a pagamento e non.

Un altro sito che elenca in particolare quelli in scadenza, è disponibile qui.

È chiaro che esistono premi e concorsi letterari di comprovata serietà, in genere non richiedono quattrini,  ma ci saranno le dovute eccezioni. Vi suggerisco di eseguire una ricerca tramite Google e nel dubbio scrivetemi, proverò ad aiutarvi nella scelta del concorso ideale. Ammesso che esista.

© 2012 Mirella Puccio  – Tutti i diritti riservati 

 

I manoscritti respinti

2 Luglio 2012 2 commenti

 

Diciotto editori rispedirono al mittente negli Stati Uniti “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach (2 milioni di copie vendute), John Grisham, invece, ebbe 16 rifiuti al suo primo manoscritto “Il momento di uccidere”… e non solo.

Di porte in faccia gli scrittori di successo ne hanno avute tante, numerosi gli aneddoti che confermano l’abominevole prassi dei manoscritti respinti senza esser mai stati sfogliati dagli editori. Il fatto più tragicomico riguarda i rifiuti inviati all’autore dopo diversi anni, quando ormai il libro era uscito grazie a un altro editore, conseguendo un gran successo.

Shock da manoscritto respinto

È probabile che a fronte di tanti manoscritti rifiutati da grandi e piccoli editori (quelli che si autodefiniscono di nicchia e snobbano chiunque, i peggiori in assoluto), qualcuno si scoraggi… alla faccia di questi signori che pubblicano solo vip o autori stranieri tradotti in italiano,  perché non provate ad auto-pubblicarvi?

Leggete il post e i link allegati, vi risolleveranno il morale! In Italia 100.000 manoscritti (chissà chi li avrà contati, n.d.r.) giacciono nei cassetti di altrettanti autori… rispolverateli, rileggeteli, correggeteli o riscriveteli e autopubblicateli! Nei cassetti non li vedrà mai nessuno, con il self-publishing, qualche speranza c’è, vedi il caso di Amanda Hocking Ascoltate l’intervista all’autrice, sottotitolata in italiano, davvero istruttiva. Il suo primo romanzo è uscito su Amazon in digitale, vendendo 1,5 milioni di copie,  successivamente è stato notato da grandi editori che hanno fatto a gara per acquisire i diritti di tutta la sua produzione letteraria.

writing

Evitate come la peste gli EAP, editori a pagamento, per loro il business non è il libro, ma l’autore, che sgancia quattrini per essere pubblicato, ma non distribuito. Cliccate qui per leggere il mio ultimo articolo sull’argomento.

Chi fosse a corto d’idee, riprenda il sano esercizio della lettura, attività da coniugare indissolubilmente alla scrittura.

Non rinunciamo ai nostri sogni per qualche rifiuto!

© 2012 Mirella Puccio  – Tutti i diritti riservati