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Archivio per la categoria ‘Primo piano’

23 aprile, Giornata Mondiale del Libro

Il 23 aprile ricorre la Giornata Mondiale del Libro e del diritto d’autore. L’evento fu istituito dall’Unesco 10 anni fa per promuovere i libri e la lettura, nonché la protezione della proprietà intellettuale attraverso il copyright.

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Si celebra il 23 aprile poiché si tratta del giorno in cui sono morti tre importanti scrittori: lo spagnolo Miguel de Cervantes (1547-1616), l’inglese William Shakespeare (1564-1616) e il peruviano Inca Garcilaso de la Vega (1539-1616). Prima di ufficializzare questo giorno, in Spagna esisteva una ricorrenza molto simile.

libro e rosa

Nel secolo scorso il 7 ottobre si festeggiava una giornata del libro, in seguito Re Alfonso XIII cambiò data con un decreto reale scegliendo il 23 aprile istituendo così in tutta la Spagna la Giornata del Libro. Per inciso, coincide con la festa di Saint Jordi, San Giorgio, patrono della Catalogna. In questo giorno, secondo una tradizione medievale, gli uomini regalano rose alle loro donne, che secondo la leggenda sarebbero sbocciate direttamente dal sangue del drago ucciso dal santo. Ricollegandosi a questa tradizione, i librai della Catalogna regalano una rosa per ogni libro venduto il 23 aprile.

Una bella tradizione, aggiungo io!

Di seguito alcune immagini scaricate da Internet che esprimono al meglio lo spirito di questa particolare Giornata. Perché volendo, si può leggere ovunque e comunque!

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Buona lettura a tutti!

©2017 Mirella Puccio ~Tutti i diritti riservati

D.Pennac

Categorie:Libri, Primo piano, Società

8 marzo

Non credo che la donna debba essere “festeggiata” l’8 marzo, basterebbe il rispetto 365 giorni all’anno. Le celebrazioni di questo tipo sono svilite dal consumismo e da tante banalità.  
Piuttosto che offrire mimose, offrite il vostro cuore.
In ogni caso, auguri a tutte, tutti i giorni dell’anno.
cuore di rose rosse
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Categorie:Primo piano, Società

Il triangolo estivo, le stelle cadenti e i desideri

11 Agosto 2016 5 commenti

Non ho ancora visto le stelle cadenti ma ho localizzato il triangolo estivo!!!

Stanotte, proprio nel cielo di fronte al mio balcone, mentre cenavo, ho visto distintamente le stelle Vega, Deneb e Altair, che formano il famoso triangolo. Si tratta delle stelle più brillanti del cielo notturno e ognuna è la più luminosa della sua costellazione. La più brillante del gruppo è Vega, nella costellazione della Lira, il secondo vertice, è costituito da Altair, nella costellazione dell’Aquila, e il terzo in basso a sinistra da Deneb, nella costellazione del Cigno.

triangolo-estivo-2016
Vega
è la quinta stella per luminosità del cielo, una stella bianca a 25 anni luce dal Sole, Deneb è una cosiddetta “supergigante bianco-azzurra” distante 3000 anni luce, tra le stelle di prima grandezza la più lontana, Altair è una delle venti stelle più luminose del cielo, a 17 anni luce di distanza. Per chi non lo sapesse, un anno luce equivale a circa novemila miliardi e mezzo di km.

All’interno del triangolo potrebbero esserci stelle cadenti, uno spettacolo nello spettacolo, per quanto pare che il fenomeno dovrebbe verificarsi maggiormente fra l’11 e il 12 agosto, con una previsione di circa 200 meteore l’ora.  Le stelle cadenti in realtà sono uno sciame meteorico, in particolare quello delle Perseidi, causate dai resti del passaggio della cometa Swift-Tuttle. Quest’anno le Perseidi sono state visibili dal 17 luglio e lo spettacolo terminerà intorno al 24 agosto 2016.

Le stelle cadenti sono visibili fra mezzanotte e le prime ore del mattino, meglio al buio assoluto e in posizione sdraiata per spaziare con lo sguardo. Per ammirarle, basterà rivolgere lo sguardo o puntare la strumentazione verso l’area a nord-est del cielo, in direzione della costellazione di Perseo, fra Andromeda e Cassiopea (in alto) e il pentagono dell’Auriga (in basso). Ovviamente il cielo dovrà essere limpido. Se così non fosse, niente paura, saranno osservabili fino alla fine di agosto. Nel frattempo, imparate ad allenare lo sguardo nell’oscurità, vedrete che pian piano riuscirete ad individuare le stelle e le varie costellazioni.

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Sapete perché si esprime un desiderio? 

L’evento si verifica nella data in cui si celebra il martirio di San Lorenzo, arso vivo su una graticola ardente il 10 agosto del 258 d.C. Per questa coincidenza le stelle che cadono in questa magica notte, sarebbero le lacrime versate dal Santo durante il suo supplizio. Pur vagando sempre in cielo, scendono sulla Terra ogni 10 agosto, da qui trae origine la credenza popolare in base alla quale  tutti coloro che ricordano il dolore del Santo guardando le stelle cadenti, cioè le sue “lacrime”, esprimendo un desiderio possono vederlo realizzato. Un’altra storia racconta che le stelle cadenti  siano i fuochi su cui arse vivo il santo. In base a testimonianze più storiche e meno leggendarie, San Lorenzo non morì bruciato, ma decapitato, tuttavia la tradizione popolare preferisce credere alla prima versione.

E noi, anno dopo anno, continuiamo a restare col naso all’insù cercando nell’oscurità un barlume di luce che ci permetta di esprimere un desiderio…

©2016 Mirella Puccio ~Tutti i diritti riservati

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8 marzo, una ricorrenza fra storia e leggende metropolitane

8 Marzo 2016 2 commenti

8 marzo

Le origini di quella che impropriamente viene definita “festività” sono controverse e spesso infarcite di fantasia.

Un’ipotesi, smentita da fatti incontrovertibili, risale ai presunti tragici eventi che si svolsero a New York nel 1908, nei locali dell’industria tessile “Cotton”. Le 129 operaie  protestavano contro i turni massacranti che dovevano affrontare quotidianamente e l’8 marzo, il proprietario, Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire loro di uscire.

Scoppiò un incendio che provocò la morte di tutte le donne rimaste bloccate all’interno.

Per anni questa storia è stata il cavallo di battaglia di blogger e giornalisti poco informati, diffusa anche dai media; è doverosa una precisazione fuori dal coro, suffragata da fatti più consistenti.

La vicenda è in realtà un adattamento di un fatto realmente accaduto, ma con tempi e modalità un po’ diversi. Ho svolto un’indagine minuziosa, consultando testi di storia e siti web, scoprendo che presso il Museum of the City of New York, una collezione imponente di fotografie documenta fatti e avvenimenti che devastarono la città: dell’incendio alla fabbrica “Cotton” non c’è traccia, perché non è mai avvenuto!

Sono invece presenti immagini sconvolgenti riguardanti quello accaduto nella fabbrica “Triangle”, nel 1911. Nel sito web del museo http://www.mcny.org/ ho reperito il link a una foto, che ho deciso di non pubblicare per rispetto alle vittime, ma è comunque disponibile cliccando qui.

L’incendio VERO, ebbe luogo il 25 marzo 1911 alla “Triangle Shirtwaist Company” una fabbrica di camicie ubicata negli ultimi tre piani di un edificio di Washington Place. In condizioni di totale sfruttamento cinquecento donne tra i 15 e i 25 anni più un centinaio di uomini, lavoravano sessanta ore la settimana, oltre gli straordinari imposti dal proprietario.

A parte ciò, le donne erano strettamente sorvegliate da personale esterno che imponeva ritmi di lavoro intollerabili; gli ingressi erano chiusi a chiave per impedire loro di assentarsi anche solo per una pausa. Ovviamente il sindacato non era mai entrato alla “Triangle”, quindi nessun lavoratore godeva di diritti e non esistevano controlli sulle norme di sicurezza. Alle 16.40 di quel venerdì 25 marzo 1911, scoppiò un incendio all’ottavo piano che si propagò al nono e poi al decimo.

Alcune donne riuscirono a fuggire lungo la scala antincendio che crollò immediatamente sotto il loro peso; anche l’ascensore cedette quasi subito, schiantandosi. Nel frattempo altre operaie erano salite al decimo piano pensando di essere al sicuro, ma il fuoco le raggiunse e morirono bruciate.

Delle 146 donne che si sfracellarono lanciandosi nel vuoto, 39 erano italiane, immigrate a New York, il resto quasi tutte ebree provenienti dall’Europa orientale, in particolare dalla Russia.

L’American Dream si frantumò su un marciapiede, insieme ai corpi di tante giovani vite. I proprietari della fabbrica, Max Blanck e Isaac Harris, furono prosciolti nel processo penale, perdendo solo una causa civile. Da notare che l’incendio in questione avvenne nel 1911, due anni dopo la data di nascita della ricorrenza.

L’avvenimento fu descritto in un articolo del Corriere della Sera dell’8 marzo 2004, da Gian Antonio Stella, forse il primo giornalista ad aver individuato una delle possibili origini della ricorrenza ricordata in tutto il mondo come “Festa della donna”.

Non abbiamo la certezza, come afferma lo stesso Stella, che l’incendio della “Triangle” sia all’origine dell’8 Marzo (anche perché le date non coincidono, n.d.r.) indubbiamente rappresenta un evento significativo e rilevante che evidenzia  la condizione della donna nella società industriale del tempo.

Occorre sottolineare che il movimento operaio e socialista ha riservato in date molto diverse giornate dedicate ai diritti delle donne e al suffragio femminile.

Corinne Brown organizzò il 3 maggio 1908, la conferenza di Chicago chiamata “Woman’s Day” invitando tutte le donne della città. Si discusse dello sfruttamento perpetrato dai datori di lavoro alle operaie, delle discriminazioni sessuali e del diritto al voto.

Quell’iniziativa non ebbe un seguito immediato, ma alla fine dell’anno il Partito Socialista americano raccomandò a tutte le sezioni locali di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 all’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile. Fu così che negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna fu celebrata il 28 febbraio 1909. Dal 1911 al 1913 la ricorrenza venne rilanciata anche da alcuni Paesi europei e in Italia giunse nel 1922.

Anche la datazione della ricorrenza è controversa, altre teorie la fanno risalire al 1910, in occasione della Conferenza Internazionale socialista di Copenaghen, in cui vennero discussi anche la questione femminile e la rivendicazione del voto.

Rosa Luxemburg avrebbe avanzato la proposta di dedicare una giornata per celebrare le conquiste sociali, politiche ed economiche, senza dimenticare le discriminazioni e le violenze di cui le donne erano vittime in molti Paesi del mondo.

Con il diffondersi e il moltiplicarsi delle iniziative che portavano in primo piano le istanze riguardanti lavoro, emancipazione e condizione sociale, la data dell’8 marzo assunse un’importanza mondiale. Grazie alle associazioni femministe divenne il simbolo delle persecuzioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli e il punto di partenza per il proprio riscatto.

Dal 1918 al 1928, le donne ottennero un graduale riconoscimento dei diritti politici, fino alla completa parità. Il diritto al voto non fu concesso in modo omogeneo in tutti i Paesi, la Nuova Zelanda, nel 1893, fu il primo stato a concederlo, in Italia le donne votarono per la prima volta nel 1946 e in Svizzera soltanto nel 1971.

In occasione del primo 8 marzo del secondo dopoguerra, nel 1946 la Giornata Internazionale della Donna fu ripresa dall’UDI (Unione Donne Italiane), che scelse la profumata ed economica mimosa quale emblema floreale.

Il 1975 fu designato come “Anno Internazionale delle Donne” dalle Nazioni Unite e l’8 marzo le organizzazioni femminili celebrarono in tutto il mondo, la Giornata della Donna. Oggi conserva ben poco del suo significato originario, poiché ha spostato il suo baricentro dai concetti di parità e rispetto, a quello del festeggiamento in forme spesso assai discutibili.

L’8 marzo è una giornata di riflessione, che andrebbe dedicata a tutte le donne sfruttate, discriminate, minacciate, violentate, imprigionate ingiustamente e soprattutto a coloro che sono state uccise per aver difeso i loro diritti.

Sono trascorsi 107 anni da quel lontano 28 febbraio 1909 e da allora abbiamo vinto molte battaglie.

L’otto marzo, lotta sempre!

Flutterby Shoe, by Alberto Guardiani, fall-winter collection 2012-2013

© 2014-2016 Mirella Puccio -Tutti i diritti riservati

Categorie:Primo piano, Società

Culetti felici

11 Luglio 2015 6 commenti

Io ero ferma allo sbiancamento dei denti… quello anale francamente mi mancava.

Cosa dite? 
Sono “antica”?
Beh, può darsi.

Ho scoperto l’esistenza di questa pratica in epoca recente, grazie al Presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta e all’arresto di Matteo Tutino, il suo medico personale.

Ricordavo vagamente che gli attori porno ricorrono a questo tipo di trattamento (anal bleaching), ma si sa, loro sono sempre in primo piano e con le parti basse ci lavorano.culetti-felici

L’articolo “La Sicilia dello sbiancamento” di Pietrangelo Buttafuoco è esilarante e se non l’avete ancora letto, fatelo.

Poi ovviamente potete documentarvi sul suddetto sbiancamento, ho reperito addirittura un sito internet ad hoc che spiega tutto l’iter e le diverse tecniche, pare sia una metodica molto richiesta dagli omosessuali che desiderano una pelle di rosa proprio lì, dove non batte il sole, ma qualcos’altro, evidentemente. La moda ebbe inizio con Paris Hilton che oltre ai capelli schiarì anche la zona perianale, le procedure vennero via via perfezionate e dalle cremine sbiancanti si passò ai trattamenti laser.

Per carità, non sono una bigotta e non mi scandalizzo, penso semplicemente che un intervento di questo genere, così “intimo” doveva restare un fatto privato per il governatore della Sicilia, oltre che pagato di tasca propria, anche perché si tratta di costi notevoli, pare fino a 1.500 euro. E pare che non sia definitivo, la parte può scurirsi nel tempo, oltre a sciuparsi e invecchiare. Tutto dipende dall’utilizzo che se ne fa, non sempre un detergente delicato e un velo di crema sono sufficienti! :-)

©2015 Mirella Puccio ~ Tutti i diritti riservati

Fonte foto: Terra Nuova edizioni

6 luglio, Festa del bacio in tutto il mondo

6 Luglio 2015 Commenti chiusi

Buongiorno!
Oggi 6 luglio si celebra la giornata mondiale del bacio, su Twitter è festa di tweet con baci vecchi e nuovi, famosi e non. La ricorrenza, di stampo inglese, nacque in Gran Bretagna nel 1990. Per la #festadelbacio mi piace ricordare e condividere con voi alcuni dei baci più belli visti al cinema… e non solo.

Memorabile il bacio  fra il compianto Patrick Swayze e Demi Moore in Ghost.

Dal film "Ghost"

Quanta felicità esprime il bacio di un anonimo soldato a Times Square immortalato da Alfred Eisenstaed nel lontano 8 maggio 1945, dato a una sconosciuta per festeggiare la fine della II guerra mondiale!

8 maggio 1945, il  bacio per festeggiare la fine della II guerra mondiale immortalato da Alfred Eisenstaed

Indimenticabile il bacio fra Marcello Mastroianni e Anita Ekberg nel film “La dolce vita” di Federico Fellini, nella Fontana di Trevi.

Romanticismocommozione nel bacio fra Leonardo di Caprio e Kate Winslet, sulla prua del Titanic!

Titanic

Poetico il bacio del principe a Biancaneve

Biancaneve e il principe

Surreale il bacio dipinto da René Magritte nella sua celeberrima opera “Gli amanti“.

"Gli amanti", René Magritte

Che dire del bacio fra l’astronauta CharltonHeston e la scimmia evoluta Kim Hunter nel film “Il pianeta delle scimmie“?

"Pianeta delle scimmie"

Baci spericolati con Spiderman

bacio-Spiderman

Concludo in bellezza, con Richard Gere e Hachiko

"Hachiko", con Richard Gere

…ed io con il mio Kiki… Baci che restano scolpiti nel cuore!

Io & Kiki

bacio

 

 

 

 

 

Un bacio a coloro che leggeranno il mio post e buona #festadelbacio a tutti!

©2015 Mirella Puccio ~Tutti i diritti riservati


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Uova di Pasqua fra leggenda e tradizione

4 Aprile 2015 2 commenti

Da sempre la Pasqua è caratterizzata da una serie di simboli, come  l’uovo e la colomba.

Le uova, per secoli associate alla primavera, periodo in cui gli uccelli iniziano a costruire il nido per deporle, con l’avvento del cristianesimo divennero simbolo della rinascita, ma non più della natura, bensì dell’uomo e quindi della resurrezione di Cristo. L’uovo è anche considerato un simbolo magico di fertilità,  in grado di originare la vita.

Uovo di Pasqua prodotto da Venchi

Venchi, Castelletto Stura (Cuneo)

Lo scambio delle uova di Pasqua ha origini antichissime e porta con sé usanze originali e artistiche. Tremila anni fa i persiani consideravano l’uovo di gallina un segno augurale e simboleggiava la rinascita della natura.

Nel XV secolo le uova sode dipinte a mano venivano servite a pranzo e in molti paesi europei si  serviva per colazione un’omelette cucinata con le uova deposte dalle galline il venerdì santo.

I contadini dell’antica Roma interravano nei campi un uovo dipinto di rosso, simbolo di fecondità e quindi propizio per il raccolto. Ed è proprio con il significato di vita che l’uovo entrò a far parte della tradizione cristiana.

Riguardo l’uovo di cioccolato, secondo un’ipotesi, pare sia giunto a noi dall’America, poiché la pianta del Theobroma cacao è di origine messicana.

Altre fonti affermano che sia nato in Francia nel ’700, ai tempi di Re Luigi XIV, che le commissionò a David Chaillou, il primo chocolatier francese di cui abbiamo notizia, ma le uova erano di cioccolato pieno.

Un secolo dopo, i primi maître chocolatier iniziarono la produzione in serie delle uova e la cioccolata grazie ad alcuni procedimenti innovativi per l’epoca divenne plasmabile; ciò permise di dare la forma dell’uovo odierno.

In Italia maestri pasticcieri  creano ogni anno splendide e originali uova di Pasqua.

Cacao-lab Milano

Cacao-lab Milano

Quest’anno per la prima volta è stato realizzato l’uovo di cioccolato anche per chi come me è vegan. L’azienda alimentare Probios di Firenze, leader in Italia nella distribuzione di alimenti biologici vegetariani e per intolleranze alimentari, aveva già creato una linea di prodotti vegani e ha deciso di lanciare anche l’uovo di Pasqua, in tre tipologie di gusto: uova di cioccolato alla soia, uova di cioccolato fondente; uova di cioccolato bianco alla soia.

uovo-cioccolato-vegan-probios

Probios, Firenze

Le uova di Pasqua vegane sono inoltre prodotte senza glutine e con cacao equo-solidale, il che non guasta.

Oltre alle uova di cioccolato, in tutto il mondo esistono tradizioni pasquali che prevedono la realizzazione di uova artistiche anche non commestibili. In particolare, le uova ucraine, dette Pysanky, ossia “cose che sono scritte sopra” realizzate con un processo di tintura fissato con cera; in genere si regalano adagiate in un cestino di vimini.

Le uova tradizionali ucraine chiamate "Pysanky"Nei paesi dell’est europeo ancora oggi il guscio delle uova viene decorato con ricami preziosi o con fiori e foglie, mentre gli slavi lo guarniscono con oro e argento e gli armeni vi dipingono i santi.
Uovo tradizionale armeno
I greci le colorano di rosso, che in simbologia cristiana rappresenta il sangue della passione di Cristo.
Uova pasquali greche
Austriaci e tedeschi le dipingono di verde, in onore alla natura che sta germogliando. Per la chiesa ortodossa la Pasqua è la festa più importante del calendario e le uova sono da sempre al  centro della simbologia che la rappresenta. Proprio in Russia, infatti, la tradizione dell’uovo decorato  raggiunse la sua massima espressione, alla fine del XIX secolo, grazie alla creatività dell’orafo e gioielliere russo Peter Carl Fabergé, (San Pietroburgo 1846 – Losanna 1920). Divenne famoso per aver disegnato e prodotto originali e preziosissime uova di Pasqua, realizzate in oro e gemme, decorate ognuna con raffinati disegni a smalto cloisonné. Fra il 1885 ed il 1917, realizzò ben 57 uova di Pasqua in oro, pietre preziose e semipreziose, materiali pregiati.

Primo-uovo-imperiale-Fabergé

Dal 2006, appena ventuno uova erano ancora in Russia, la maggior parte in esposizione al museo dell’arsenale di Kremlin. Nel febbraio del2004, nove uova sono state comprate da Viktor Vekselberg. Le più piccole collezioni sono nel museo delle belle arti della Virginia, nel museo di New Orleans ed in altri musei nel mondo.

Quattro uova si trovano in collezioni private, di otto si sono perse le tracce.

Discendente da una famiglia francese di origine ugonotta, Fabergé prese in carico intorno al 1870 a San Pietroburgo l’azienda orafa del padre Gustave, dopo aver viaggiato in tutta Europa per conoscere i segreti dei mestiere e impadronirsene conquistandosi ben presto la fama di grande disegnatore.

Uovo FabergéNel 1883 ricevette in commissione dallo zar Alessandro III la creazione di un dono speciale per la zarina Maria. Il primo Fabergé fu un uovo di platino smaltato bianco che si apriva per rivelare un uovo d’oro, che a sua volta conteneva un piccolo pulcino d’oro e una miniatura della corona imperiale.

Gli zar ne furono così entusiasti che ordinarono a Fabergé di preparare una serie di uova simili da donare tutti gli anni.

Per questo nuovo incarico, insieme alla produzione di gioielli, il giovane Fabergé creò raffinati objets d’art, tra cui le leggendarie uova cerimoniali ispirate alle vicende della casa imperiale e destinate ad arricchire la Pasqua degli zar e dei loro familiari. Interessato più al valore estetico che materiale, Fabergé non esitò a utilizzare unitamente a oro, platino, pietre preziose, anche metalli meno nobili e gemme semipreziose come la giada, la nefrite, il calcedonio,Uovo Fabergé l’ossidiana, l’amianto, il cristallo di rocca e il quarzo fumé. Anche il legno delle foreste russe entrò a far parte della sua oreficeria innovativa: la betulla, il palissandro, l’agrifoglio bianco. La sua maestria gli permise di accostare fra loro stili diversi, dall’antica tradizione russa al gusto greco, rinascimentale e barocco, passando per l’Art Nouveau, il naturalismo e la caricatura. Tutta la sua produzione fu orientata verso oggetti il cui principale pregio consisteva nella bellezza dei disegni, nella qualità e nella perfezione della lavorazione. Fabergé esplorava sempre tutte le possibilità per ricercare le soluzioni più adatte e rispondenti al suo progetto creativo, senza rigidità nella scelta dei materiali e senza la minima preoccupazione per il loro valore di mercato.

Fu nominato orafo e gioielliere della Corte imperiale russa e di molte altre teste coronate europee. Nel periodo di massimo splendore, il suo opificio vantava filiali a Mosca, Odessa, Kiev, Londra e San Pietroburgo e impegnava ben settecento persone nella produzione di cestini per fiori, uova di Pasqua con sorpresa, animali in miniatura, calici, bomboniere e altri oggetti preziosi.

Uovo Fabergé

 

Del 1900 è l’elegante Uovo a Pigna, donato dal ricchissimo uomo di affari siberiano Ferdinand Keich alla moglie Barbara. Realizzato in smalto blu e ornato da festoni con diamanti a rosetta, racchiude al suo interno un piccolo elefante in argento ossidato e zanne in avorio. Il suo guidatore è seduto sopra un drappo in smalto rosso e verde con frange in oro. Un’apposita chiave d’oro aziona il meccanismo che fa muovere la testa e la coda dell’animale.

Gli storici dell’arte non sapevano se riconoscere  il maestro russo come un vero artista o come un artigiano. Fabergé amava definirsi un “artista gioielliere” e in tale definizione è contenuta tutta la sua filosofia. Ancora oggi questi splendidi gioielli sono molto ammirati e ricercati dai collezionisti di tutto il mondo. Le loro quotazioni d’asta raggiungono cifre astronomiche; una di queste preziose uova fu battuta da Christie’s qualche anno fa e raggiunse la quotazione record di 9,6 milioni di dollari, cifra di gran lunga superiore a quella versata per l’acquisto dell’intera collezione dell’editore Malcom Forbes, venduta, nello stesso mese, per quasi sei milioni di dollari!

Da alcuni anni queste uova si sono trasformate in preziosi e originali gioielli, Fabergé è diventato un brand di haute joaillierie  e  il direttore dei progetti speciali è la sua pronipote, Sarah.

Ecco una selezione di pendenti esclusivi che riproducono in formato più piccolo le storiche uova, numerose linee includono anche orecchini, braccialetti, fermapolsi, creati in oro e pietre preziose, dai prezzi, ahimè, molto elevati per noi comuni mortali ma degni di essere perlomeno ammirati anche come opere d’arte. I prezzi? Elevati, tutto dipende dal pezzo prescelto, per i modelli senza pietre i costi non superano i duemila euro, gli altri i diecimila euro e oltre…

fabergé-pendenti

Gioielli contemporanei di gran classe dove l’iconico simbolo dell’uovo, tanto caro a Peter Carl Fabergé fa bella mostra di sé. Gemme preziose sposano oro e diamanti, in un tripudio di colori. L’uovo si trasforma in una spirale o è decorato da linee sinuose simili ad arabeschi.

Fabergé-eggsDopo questo lungo post celebrativo dedicato alle uova e alla loro storia, non mi resta che augurare una felice Pasqua a tutti i miei lettori e ai visitatori del blog.

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Il vizio di leggere

10 Febbraio 2015 2 commenti

Quel giorno ero salita sul 110 perché mi sentivo troppo stanca e il percorso da compiere mi sembrava lungo.

A bordo notai subito una signora con una grande busta di plastica poggiata lateralmente al sedile.

Istintivamente gettai un’occhiata all’interno e rimasi assai stupita nel vedere una ventina di libri di svariate dimensioni, alcuni dalla copertina sciupata.  Osservai ancora la signora, una donna di mezza età, dall’aspetto dimesso, vestita di nero, con i lunghi capelli tirati indietro in una coda di cavallo. A ogni frenata del bus stringeva in modo protettivo i manici della sporta, ma a un certo punto ondeggiò paurosamente rovesciandosi su un lato. Caddero alcuni libri… Le ultime lettere di Jacopo Ortis, Anna Karenina, La coscienza di Zeno, Se questo è un uomo, Orgoglio e pregiudizio, Il fu Mattia Pascal…

libri

Mi chinai per aiutarla a raccoglierli e lei mi ringraziò. Strinse a sé la sacca e guardandomi negli occhi mi disse con un gran sorriso:

-Sa, ogni mese vado a fare rifornimento, oggi ne ho preso qualcuno in più…

-A lei piace leggere i buoni libri, complimenti!

-Beh, diciamo che ci provo, mica li capisco tutti! Alcuni li rileggo due, tre volte, ho la licenza elementare! Riuscii a frequentare la prima media e poi basta… leggere mi è sempre piaciuto, ho scovato per caso un paio di librerie dell’usato e compro di tutto… non ho nessun vizio, tranne quello di leggere… se tornassi indietro cercherei di studiare a ogni costo!

-Il vizio di leggere in realtà è una bella abitudine. Quanti libri riesce a leggere al mese?

-Una decina all’incirca. Oggi il libraio è stato generoso, con 10 euro me ne ha dati quindici, una vera pacchia! Ormai sono una cliente fissa e mi tratta bene.

-Quindi spende 10 euro al mese?

-Sì, di più non posso, ho una pensione minima e le spese di casa cui pensare…

Dovevo scendere dall’autobus, stavo giungendo a destinazione.  Prendere il portafogli dalla borsa, estrarre 10 euro e porgerli alla signora fu un attimo.

-Se non si offende i libri del prossimo mese vorrei offrirglieli io… la prego…

-Ma… non posso accettare, no…

-Li prenda, per favore… io devo scendere, sono arrivata. Legga alla mia salute!

La donna arrossì, prese la banconota e i suoi occhi divennero lucidi.

-Grazie!

-Buona lettura e arrivederci!

Scesi dal bus e la guardai un’ultima volta. Lei era in piedi davanti al finestrino e agitava la mano per salutarmi. Il suo viso dalle guance arrossate mi rimase in mente per un po’ e ripensai spesso alla felicità che traspariva dalle sue parole quando parlava del vizio di leggere.

Il 23 aprile si celebra la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, un’iniziativa dell’Associazione Italiana Editori in cui i protagonisti sono i libri e i lettori.

#ioleggoperché accende l’Italia intera con eventi nelle piazze, sui treni, nelle scuole, nelle università, nelle biblioteche di tutto il territorio nazionale, per promuovere i libri e incentivare la lettura, per conquistare e appassionare l’Italia che non legge.

Qui la pagina Facebook e questo l’account twitter @ioleggoperche

locandina-ioleggoperché

Io sarò parte attiva nel progetto come Messaggero, per condividere la mia passione per i libri con chi non legge. Mi verranno consegnati 24 libri che donerò ad altrettante persone al fine di coinvolgerle nella lettura. Ai Messaggeri sparsi in tutta Italia saranno “affidati” ben 240.000 libri per celebrare in  modo coinvolgente questa speciale giornata e attirare nuovi lettori. Il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane sosterrà il progetto accogliendo a bordo di circa 500 treni regionali Trenitalia i Messaggeri  che affideranno ai non lettori o lettori deboli copie della speciale collana #ioleggoperché, invitandoli alla lettura.Le librerie e le biblioteche che hanno aderito, il 23 aprile resteranno aperte fino a mezzanotte per la Notte bianca delle librerie.

#ioleggoperché la lettura permette di ampliare i propri orizzonti, vivere tante vite, viaggiare con la mente, conoscere l’animo umano… e tanto altro. E voi perché leggete? Postate sui social la vostra risposta e cliccate qui per guardare il video promozionale con Linus, Lella Costa e altri personaggi che ci raccontano perché leggono.

Ci aggiorniamo presto con l’iniziativa #ioleggoperché e vi fornirò ulteriori dettagli, nel frattempo save the date: giovedì 23 aprile non prendete impegni!

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Gli eroi usano la matita, i vigliacchi le armi

10 Gennaio 2015 Commenti chiusi

Non accetterò mai che delle vignette seppur dissacranti o blasfeme possano giustificare efferati omicidi.

Ceci n'est pas une religion

Una vendetta ben organizzata, in nome di Allah, con delle dimenticanze forse volute per depistare le indagini, l’inizio di una strategia del terrore, che ha ucciso a Parigi oltre i noti vignettisti Charb, Cabu, Tignous e Wolinski, altre vittime innocenti.

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Qualcuno afferma che si tratti dell’inizio di una guerra che abbraccerà via via altri Paesi europei. Ci auguriamo di no, pur essendo consapevoli che questi individui non hanno paura di morire durante le loro azioni terroristiche e sono pronti a tutti. Fallaci docet.

Vere e proprie bombe a orologeria, che vengono attivate tramite una fitta rete di contatti anche tramite i social.

La satira continua a far paura, sotto i nostri occhi le conseguenze del fanatismo religioso, del terrorismo e della cosiddetta “invasione pacifica” che non tollera vignette insidiose. Blasfeme per alcuni, ma che non uccidono nessuno.

La guerra delle matite contro i kalashnikov.

Immagine di Lucille Clerc

Questa vignetta vista oggi appare profetica.

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Molti gli interrogativi in queste ultime ore… possibile che tre uomini e una donna abbiano tenuto in scacco la Francia per due giorni?

Io sono per la libertà di stampa e tale libertà deve essere rispettata e garantita. Pluralità d’idee.

Per questo pubblico una selezione di vignette.

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 Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio.

(Charb~2012)

La pagina Facebook Soutien à Charlie Hebdo ha superato in pochi giorni 600.000 ”Mi piace”.

La sintesi dei fatti nell’articolo di “Panorama” a questo link.

L’articolo de “L’Espresso“, compie una prima analisi, leggetelo cliccando qui.

Una selezione di articoli pubblicati dalla stampa estera disponibili ai link che seguono:

copertine

Sono certa che continueremo a vedere vignette al vetriolo!

wearefrench

jesuischarlie

jesuischarlie

Installazione dell'artista indiano Sudarsan Pattnaik che rende omaggio alle vittime dell'attentato

©2015 Mirella Puccio ~ Tutti i diritti riservati

Ti amo ora e ti amerò sempre

17 Settembre 2014 Commenti chiusi

In memoriam di Oriana Fallaci
Firenze, 29 giugno 1929~New York, 15 settembre 2005

Un uomo - Oriana Fallaci

«S’agapò tora ke tha s’agapò pantote».
«Cosa significa?»
«Significa: ti amo ora e ti amerò sempre. Ripetilo.»
Lo ripeto sottovoce: «E se non fosse così?»
«Sarà così.»
Tento un’ultima vana difesa: «Niente dura per sempre, Alekos. Quando tu sarai vecchio e…»
«Io non sarò mai vecchio.»
«Sì che lo sarai. Un celebre vecchio coi baffi bianchi.»
«Io non avrò mai i baffi bianchi. Nemmeno grigi.»
«Li tingerai?»
«No, morirò molto prima. E allora sì che dovrai amarmi per sempre.»
Stai parlando sul serio o scherzando? Mi costringo a credere che tu stia scherzando, una luce beffarda guizza nella tua iride nera e un’allegria fatta di molti domani scatena il tuo corpo che subito mi ricopre insaziabile. Né bisogna ripensare a un dialogo sulla veranda: «Noi greci abbiamo la mania della veggenza e della tragedia. Forse perché l’abbiamo inventata».
«Ma di quale tragedia parla?»
«V’è solo un tipo di tragedia e si basa su tre elementi: l’amore, il dolore, la morte.»

(Un uomo ~ Oriana Fallaci)
S’agapo tora ke tha s’agapo pantote~Ti amo ora e ti amerò sempre.

Oriana e Panagulis

 

Cliccando qui, il video con l’intervista a Oriana in cui racconta il rapporto con Alekos Panagulis, morto nel 1976 e la genesi del suo libro “Un uomo“, scritto nel 1979.

Indimenticabile Oriana Fallaci, sempre nei cuori, nella mente e nelle librerie di chi ti ha stimato e continua a sentire la sua mancanza.

I suoi tredici libri hanno venduto oltre venti milioni di copie in tutto il mondo, numero destinato ad aumentare.

 

 

Per chi si fosse perso gli altri articoli a lei dedicati, sono disponibili cliccando direttamente sui titoli che seguono:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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